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Successive notizie precisano le
circostanze miracolose dell'episodio. Giulia Manfredi, così si chiamava la fanciulla, era
muta dalla nascita e abitava a Vacciago, in una casa che ancora oggi si trova lungo un
viottolo poco prima del Santuario.
Quel giorno stava pascolando al solito il bestiame poco lontano, presso una cappella in
cui era effigiata la Madonna in trono con il Bambino fra le braccia.
Ad un tratto vide sfolgorare fra i rami di un pruno
selvatico (BOCCIOLO nel dialetto locale; ovvero su un alberello di bosso) la Madonna con
il Bambino. Le parlò e disse che gradiva molto le sue preghiere; che presto l'avrebbe
accolta in Paradiso, ma che prima le affidava un messaggio da portare a tutti gli abitanti
del posto: la Madonna chiedeva loro di solennizzare in suo onore, oltre la domenica, il
sabato pomeriggio; in cambio avrebbero avuto da lei speciale protezione.
A prova della verità della promessa e dell'apparizione, Giulia Manfredi acquistò la
parola. Quando riferì ai compaesani ciò che le era accaduto e ciò che le era stato
comandato, l'incredulità fu vinta da un altro miracolo: improvvisamente le campane della
chiesa di Vacciago presero a suonare a festa senza essere toccate da nessuno. Introdotta
l'usanza del riposo del sabato, altrettanto rapidamente si pensò all'erezione di una
chiesetta devozionale là dove ancora oggi una lapide posta nel 1852 sul ciglio della
strada che da Vacciago porta a Miasino, ricorda la discesa della Regina del Cielo.
L'accorrere dei fedeli e la fama del luogo richiese poco dopo, a partire dal 1628,
l'erezione di un più ampio santuario, in cui incorporare anche l'immagine della Madonna
col Bambino davanti alla quale sostava in preghiera la pastorella al momento
dell'apparizione. Lì furono anche conservati in una teca alcuni frammenti del pruno su
cui era apparsa la Madonna.
Il santuario crebbe ulteriormente nelle dimensioni e nella bellezza durante i secoli
successivi, assumendo via via l'aspetto attuale nel corso del Millescettecento.
Gli annali del santuario registrano copiosi miracoli attribuiti alla devozione e alla
protezione della Madonna della Bocciola: non solo di temporali sventati o viceversa di
piogge benefiche, in relazione all'ossequio dei Vacciaghesi ai precetti dati da Maria
durante la sua apparizione, ma anche benefici accordati a famiglie di Vacciago, in
particolare alla famiglia Lorella, custode del santuario nei secoli scorsi: guarigioni di
malati gravissimi (1720,1722,1724,1726, 1731), salvezza nel corso di incidenti (1731), La
solenne commemorazione della Bocciola si svolge ogni anno nel santuario il 28 di marzo in
coincidenza con la data tradizionale del miracolo, e poi nella prima domenica di settembre
in coincidenza con la festa della Natività di Maria, recentemente anticipata all'ultima
domenica di agosto.
La chiesa è stata fregiata nel 1844 dal papa Gregorio XVI del titolo ufficiale di
"Santuario", come ricorda una lapide marmorea posta quindici anni dopo, l'8
settembre 1859, quando il vescovo di Novara mons. Gentile incoronava solennemente
l'immagine della Madonna e del Bambino.
sito del santuario
La Collezione
Calderara
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Vacciago, delizioso
balcone sulla riviera d'Orta, accoglie da oltre un ventennio nel suo nucleo di grazia
barocca un gioiello museale: la Collezione Calderara di arte contemporanea. Un autentico
gioiello. Come tale ama la discrezione, in armonia con il contesto ambientale e defilato
rispetto ai clamori massemdiatici, il che vale biasimo per i mezzi di informazione, ma non
sminuisce il valore dell'iniziativa. Antonio Calderara (1903-1978) ha occupato un suo
posto di valore nella storia della pittura italiana. La sua ricerca artistica, già aperta
alle esperienze del Novecento italiano e in particolare all'omonima corrente milanese, si
è mantenuta a lungo fedele alla linea figurativa, |
per poi conoscere una
radicale trasformazione alla fine degli anni Cinquanta, nell'avanzata maturità
dell'artista, con lo sviluppo di una fase "astratto concreta", secondo la
definizione dei critici.
La sua elegante casa di Vacciago (non luogo di vacanza saltuaria, bensì di lavoro e di
vita familiare per decenni) accoglie ora la fondazione che porta il suo nome. La
collezione documenta naturalmente il percorso del maestro, ove la morbidezza dei colori e
il rigore geometrico di composizione costituiscono il denominatore comune sia al periodo
figurativo sia al periodo "astratto concreto". I nomi di Carrà e Casorati, fino
a Dorazio e Dadamaino, passando per Fontana e Manzoni, che fungono da rinvio nelle opere
di Calderara - per rimanere alle citazioni italiane -, dimostrano il suo lungo e
ininterrotto dialogo con l'arte del secolo scorso, concretizzato inoltre nella raccolta di
lavori (dipinti e sculture) di artisti di tutto il mondo. Sono ben 134 i maestri presenti
nella collezione, a significare l'autenticità della globalizzazione artistica. Se teniamo
presente che in pratica tutta l'avanguardia - tra gli anni Cinquanta e Settanta del XX
secolo in particolare - vi è rappresentata, allora non possiamo limitarci a sottolinearne
l'aspetto quantitativo. Scorrendo l'elenco dobbiamo accontentarci di riportare i nomi di
Fontana, Manzoni, Dorazio, Dadamaino e poi Remotti, Tadini, Cascella, Pomodoro. Tra i non
italiani troviamo Azuma, Mack, Soto, van Hoeydonck, Ho Kan, Martin, per attenerci a una
sommaria indicazione prevalentemente geografica. Per Antonio Calderara la collezione
svolgeva la funzione di laboratorio. Conserva tale evidenza, e non solo per critici e
studiosi. Non si può infatti non rimanere coinvolti di fronte alla ricchezza, varietà,
in alcuni casi alla provocazione delle proposte. I responsabili della Fondazione
contribuiscono a mantenere vivo lo spirito di ricerca del maestro con l'aggiornamento, con
iniziative culturali collaterali e l'attività di promozione. La collezione è inserita
nella rete dell'Ecomuseo del Lago d'Orta e del Mottarone. Più di un museo, dunque, o
meglio di un museo nel senso migliore del termine: testimonianza del passato e insieme
elaborazione della contemporaneità. L'ingresso è, incredibilmente, gratuito. Si è
ospitalmente accolti tutti i giorni, mattino e pomeriggio, tranne i lunedì da maggio a
metà ottobre. Basta far tintinnare la campanella dell'ingresso.
Fonte: ilterritorio.com
Sito della Fondazione Calderara
Immagini di Vacciago
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