Villa Curioni ad Orta tra fascino, leggende e letteratura

VILLA « DELLA GROTTA DELL’ORCA », CURIONI

Questa villa, posta lungo la passeggiata della penisola di Orta San Giulio, è denominata « della Grotta dell’Orca » per “una grotta piovosa, nera, nera / ove le streghe a torme sulla sera / convengono alla lor ridda infernale“, come poetava il proprietario stesso (Augusto Curioni nel 1891).

Villa Curioni – Mazzetti ad Orta

Nella basilica di S. Giulio sull’Isola sono ancora conservati i resti di quello che la tradizione ritiene essere un grosso cetaceo preistorico. Sulla sua provenienza ci sono solo supposizioni e leggende che lo riguardano. Ciò che è certo è che prima di essere trasferiti nella basilica i resti erano conservati in una grotta nel giardino di questa villa (grotta ora nascosta perché “incapsulata” e perfettamente conservata in una stanza dell’edificio).

Vertebra conservata nella sacrestia della Basilica

La villa si innalza solenne a mezza costa sulle pendici del promontorio di Orta, verso il golfo di Bagnera, subito dopo la punta Mòvero.
Una posizione certamente suggestiva; di fronte al breve specchio lacustre dominato sulla riva opposta dal profilo del monte di Carcegna e, più oltre, dall’abitato di Pettenasco.
Costruito tra il 1889 ed il 1891 per volere di Augusto Curioni, sotto la direzione del capomastro Bisetti e con l’intervento, per i ferri battuti, del fabbro Beltrami di Armeno, l’edificio è formato da due corpi di fabbrica disposti ad L intorno ai quali si estende il giardino, che da un lato si sviluppa sulla retrostante collina e dall’altro si affaccia con una grande terrazza verso il golfo.

Veduta del golfo dal pontile di Villa Curioni

L’architettura di villa Curioni, probabilmente disegnata dallo stesso proprietario almeno nelle sue linee sommarie, è pervasa da toni ancora romantici, come rilevano le slanciate finestre archiacute che si aprono nel basamento costruito in pietra a vista, quelle del primo piano, incorniciate da spalle che si concludono alla sommità con una linea ad ogiva ed il robusto cornicione di gronda dalle linee goticheggianti, mentre tutto l’edificio rimanda vagamente a strutture di tipo castellano.
La villa ha subito alcuni rimaneggiamenti come l’aggiunta successiva del basso corpo a terrazza sul settentrionale, che ne ha un svilito la forte immagine originaria.

Al di là di questi aspetti architettonici, anche la letteratura si è occupata di questo luogo.
Laura Pariani ha ambientato qui il suo ‘Büs d’l’Orchéra Tour’ rappresentato al Ravenna Festival (info qui).

Disegno di Laura Pariani

Dal sito ufficiale della scrittrice poi leggiamo:

“Gianni Rodari una volta si rammaricò di non aver inserito nelle sue favole il büs dl’Orchéra, mitica grotta a imbuto che sprofonda nel lago d’Orta: “mi sta qui in gola, perché avrei voluto metterla nella storia del barone Lamberto e non ce l’ho messa, e avrò pace solo quando capirò perché non ce l’ho voluta mettere”… Da qui mi è nata l’idea di “Büs dl’Orchéra Tour”, cercando di coniugare il mio amore per Dante (vedi Milano è una selva oscura, Einaudi 2010) col mio profondo legame col lago d’Orta, dove vivo. Un Dante Alighieri avido di conoscere i difetti della modernità e un “virgilio” Gianni Rodari scendono dunque nell’oltremondo del büs dl’Orchéra dove i cattivi comportamenti – prepotenza, egoismo, abitudine allo spreco, stravolgimento della verità, pregiudizio verso i diversi, conformismo, disprezzo dell’ambiente, indifferenza alla cultura – subiscono un didattico contrappasso (…)”

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