Una lettura curiosa dell’ambone sull’Isola di San Giulio

Una lettura curiosa dell’ambone sull’Isola di San Giulio

“(…) Guglielmo da Volpiano era nato sull’isola di San Giulio in mezzo al lago d’Orta: il lago va inteso come l’occhio della terra e come rifugio del drago infernale perchè, in quanto specchio d’acqua, è sede di riflessi, di rifrazioni e, quindi, delle illusioni.

L’isola quando vi approda, sul suo mantello, san Giulio, l’evangelizzatore greco vissuto verso la fine del IV sec., è piena di serpenti.

Secondo la Vita di San Giulio, di un anonimo agiografo, forse anteriore al sec. XI, quando il santo sacerdote perviene alla sommità della rupe, avendo l’intenzione di costruirvi una basilica in onore dei Dodici Apostoli, intreccia una croce con alcuni rami, la dispone in una fessura della roccia, ingiungendo ai serpenti di abbandonare l’isola.

Cercando il soccorso della roccia, nel momento in cui vince le astuzie del demonio e dell’eresia, San Giulio afferma sulla propria isola, da intendersi come un mondo in riduzione, una immagine del cosmo, la pienezza della fede apostolica.

L’ambone della basilica dell’isola di San Giulio appartiene alla grande scultura del Romanico tedesco, allontanandosi dalla corrente comasca, per potenza plastica e senso feroce della bellezza: nonostante l’attuale montaggio non originario dell’insieme, le parti maggiori determinano lo spazio in modo prepotente.

Il pulpito ortense rievoca, in apertura del sec. XII, la persona di Guglielmo come abate itinerante: un blocco chiuso in un pesante mantello, con il bastone a tau; un volto segnato dallo sguardo fisso sull’orizzonte lontano, dalle narici sottili che vibrano.

La figura di Guglielmo, d’asciutta energia, si stringe in sè tra i simboli zoomorfici degli evangelisti d’un dinamismo vitalistico: da una parte, il leone alato di Marco, dall’altra, l’aquila di Giovanni.

interno1

Per l’impostazione frontale, il rigore dei contorni, la forza espressiva entra in assonanza con i profeti di Augusta, i telamoni dell’altare di Crodo a Goslar, gli evangelisti del leggio di Freudbstadt.

Questa rievocazione, attraverso la sua tensione interiore, riassume un destino caratterizzato dal viaggiare, quasi da road movie, verso mete sempre più lontane (…)”

Luca Moretto da I grifoni in custodia dell’Abbazia di Fruttuaria
Edizioni del Leone, Venezia, 1997

Articoli correlati