Una gita sul lago d’Orta e quel lusso di un indolente riposo (1850)

“(…) Domenica 15 settembre 1850: Abbiamo lasciato Vogogna questa mattina dopo aver noleggiato un calesse che ci portasse ad Orta.

Poco prima di arrivare ad Omegna, che é ad un capo del lago d’Orta, il cocchiere ci suggerì che sarebbe stato molto più gradevole andare da Omegna ad Orta in barca, invece che lungo la strada polverosa che corre lungo il lago, e ci offrì di proseguire in barca anziché in calesse, se lo avessimo preferito.
Acconsentimmo alla sua proposta, ma poi scoprimmo che sarebbe stato molto più economico noleggiare il calesse solo per arrivare ad Omegna e di lì prendere il battello per conto nostro.
La gita ad Omegna fu molto bella, lungo una strada eccellente.
Una miniera d’oro era stata scoperta negli ultimi due mesi nelle vicinanze; e gli abitanti erano ancora sotto l’effetto eccitante della febbre dell’oro.

In questa zona, tuttavia, l’oro si trova solo in piccole quantità e non si può ricavare senza un gran dispendio di soldi e di lavoro.
Superammo, alla nostra sinistra, le cave che fornirono il marmo per la costruzione del Duomo di Milano. Queste cave, in attività fino a pochi mesi fa, erano considerate inesauribili; ma improvvisamente, per mancanza di appropriati sostegni, crollarono con un fracasso spaventoso e sarà impossibile ancora per molto tempo ritornarci a lavorare.
Quando arrivammo vicino ad Omegna, alcuni barcaioli in cerca di clienti corsero dietro il calesse, ne presero possesso e ci seguirono in paese. Il nostro cocchiere sembrava ben conosciuto da loro e non c’è dubbio che il piano di far noleggiare e pagare ai viaggiatori una vettura per il percorso fino ad Orta e poi indurli a fermarsi ad Omegna per essere portati in barca per una piccola somma da pagare al barcaiolo, è il sistema abituale di fare affari in questa zona.
Il nostro cocchiere venne subito a patti coi barcaioli e tornò immediatamente a Vogogna con il calesse.
La giornata era magnifica, ma molto calda. L’escursione sul lago fino ad Orta fu assai piacevole.
Arrivati lì, scoprimmo che la Duchessa di Genova e il suo seguito avevano preso alloggio all’albergo San Giulio, che è di gran lunga il miglior albergo della zona e dove non si trovava stanza libera. Di conseguenza andammo al Leone d’Oro che è piacevolmente situato proprio sulla riva del lago. La corpulenta proprietaria si mostrò cortese, anche se la trovammo un po’ furba e prepotente; e non c’era una sola persona nella casa che parlasse altra lingua che l’italiano.
Nel pomeriggio facemmo una passeggiata sul Sacro Monte, da dove si domina uno splendido panorama del lago.
Su questa altura ci sono tante piccole cappelle con statue di terracotta a grandezza naturale vestite con abiti veri. Queste figure hanno lo scopo di rappresentare gli episodi della vita di Francesco d’Assisi e i miracoli che leggende monastiche gli attribuiscono.


La nostra curiosità in proposito fu presto soddisfatta. Poi sedemmo vicino alla cima per goderci il panorama e guardavamo di tanto in tanto alcuni uomini che, senza giacca, giocavano a bocce nel mezzo del sacro recinto, quando improvvisamente fu data notizia dell’arrivo di alcune persone importanti. Il gioco delle bocce fu subito interrotto e gli uomini si rimisero le giacche. Subito dopo apparve la Duchessa di Genova con alcune signore e signori del suo seguito. Ella ebbe il buon gusto di ammirare le bellezze del lago con maggiore attenzione di quelle riservate alle tristi rappresentazioni dei miracoli* di San Francesco.
Raramente si trovano panorami di così squisita bellezza.
Al tramonto tornammo in albergo e trascorremmo gran parte della serata sulla veranda del lago. Alle dieci di sera, la luna fece la sua apparizione sul Sacro Monte e gettò la sua bella luce sopra l’isola di san Giulio che è esattamente di fronte.
La vecchia chiesa e i pittoreschi edifici dell’isola facevano un magico effetto sotto la tenue luce della luna. Il loro aspetto è ben diverso da quello che presentano nell’accecante luce del giorno quando tutti i danni prodotti dal tempo e dall’incuria sono chiaramente visibili; ma nel chiarore lunare i danni del tempo sono addolciti o dissimulati e questo singolare gruppo di edifici che copre l’isola, brillava di un magico splendore soprannaturale sulle profonde e lucenti acque del lago somigliava di più a palazzi fatati, che non a reali abitazioni umane.
Il lago d’Orta è una gemma perfetta.

Tramonto sul lago d’Orta

Vederlo al mattino o al chiaro di luna o nelle più vari ore del giorno, quando le luci e le ombre variamo continuamente, ha sempre un fascino che chiunque avverte e riconosce. E’ il più piccolo dei laghi italiani e dalla sua superficie sono chiaramente visibili ambedue le rive, eppure non assomiglia mai ad un fiume; e questo, secondo Wordsworth, è essenziale per un perfetto paesaggio dello scenario lacustre.
Le rive sono abbastanza distanti da permettere di vederne tutte le bellezze senza i difetti e di affermare che esse contribuiscano ad adornarsi e abbellirsi reciprocamente. All’estremità nord del lago, le montagne sono piuttosto alte, diventando gradualmente più basse verso sud. Nessuna tuttavia raggiunge grandi altezze. Più che da aspetti sublimi, il fascino del lago è rappresentato dalla sua squisita quanto raffinata bellezza.
Niente può essere più gradevole, dopo un faticoso viaggio tra le Alpi, che scendere a questo lago e scivolare sulla sua cristallina superficie nel lusso di un indolente riposo (…)”

*Molti altri visitatori stranieri, come Lady Cole, provarono disgusto e disdegno
— sentimento tutto protestante- verso l’ idolatria e la superstizione della Chiesa di Roma (ndr)

da Lady Cole: A lady’s Tour round the Monte Rosa (metà ‘800)
traduzione di I. Petruzzella

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