Scoprire la Chiesa di Santa Maria di Luzzara

Santa Maria di Luzzara

Lungo la strada occidentale del Lago [d’Orta], tra Gozzano e San Maurizio d’Opaglio, sorge, isolata, la piccola chiesa di Santa Maria di Luzzara.
Scarsissime o addirittura dedotte per via di ipotesi sono le notizie sulla sua origine.

Antonio Rusconi, ripreso in seguito da quasi tutti gli studiosi locali, riferisce che la località in cui sorge la chiesa  menzionata come Luciaria in una, non meglio precisata, carta del 1114, e cita l’abate Amico Canobio – notissimo ideatore del Sacro Monte d’Orta -: Ecclesia S. Maria de Luciaria est vetustissima. Anche le relazioni delle visite pastorali del Vescovo Cesare Speciano, nel descrivere lo stato d’anime della prepostitura di San Giuliano di Gozzano nel 1590, non tralasciano di nominare l’oratorium Sanctae Mariae ad Luciariam  e più ampiamente lo descrivono, nel 1616, gli atti di visita del Vescovo Ferdinando Taverna: a volta ad oriente, consta di una sola navata che misura circa 25 cubiti, sia in lunghezza che in larghezza che in altezza, ed alla quale si scende per tre gradini. L’ingresso principale  ad occidente. Ha due finestre, con una terza, circolare, nella parte superiore. Nella parete meridionale si apre un’altra porta. In capo alla navata c’è una piccola cappella dalla forma semicircolare.

Se tra le fonti più antiche quest’ultima, cosi succinta, risulta essere la più esauriente, non resta alla piccola chiesa che testimoniare direttamente di sè, attraverso la propria architettura e quanto rimane della decorazione.

La costruzione  a navata unica rettangolare, leggermente svasata nella parte absidale che consta – fenomeno rarissimo nelle chiese romaniche occidentali – di tre absidi, una centrale maggiore e due laterali più piccole. Le tre absidi, concatenate l’una all’altra, non presentano motivi decorativi, fatta eccezione per le monofore, ora parzialmente murate, e sulle quali ancora oggi qualche devoto non manca di deporre lumi o fiori.

Questa parte posteriore, ritenuta la più antica nella costruzione quale la vediamo attualmente, viene considerata la più interessante. Chiese ad un’unica aula ma con tre absidi sono testimoniate in Oriente nel V e VI secolo ed il tipo dev’essere risalito, attraverso le regioni adriatiche e la pianura lombarda, sino alle zone prealpine ed alpine.
Già nell’VIII 
secolo furono edificate chiese a tre absidi nei Grigioni: San Giovanni di Müstair, Sankt Peter a Mistail e Songta Garda a Disentis. Nella più nota tra queste, Müstair, la navata centrale era fiancheggiata da due corridoi, terminanti ciascuno nella propria abside, ed adibiti probabilmente a cappelle funerarie; elemento, quest’ultimo, che avvicina la chiesa svizzera al complesso milanese di San Simpliciano, ma non pare possa riguardare Luzzara, la quale, però, può essere assimilata ad altre piccole architetture milanesi degli albori dell’arte romanica: la cappella di San Satiro, anch’essa con tre absidi, sebbene con cupola centrale; e San Vincenzo in Prato, sempre con tre absidi, di cui quella centrale già decorata con piccole nicchie.

Anche le origini di Santa Maria di Luzzara si potrebbero collocare quindi alla stessa epoca delle altre testimonianze architettoniche dalle caratteristiche simili, e ciò tra il IX e l’XI secolo. D’altra parte, del lungo periodo che chiamiamo Medioevo, questi sono proprio i tempi più lacunosi: grandi irrequietezze sociali e religiose, lotte, scorrerie, ridussero drasticamente un po’ in tutta la regione lombarda il numero delle testimonianze disponibili – nel 924 furono distrutte, solo a Pavia, quarantaquattro chiese – proprio, tra le opere dell’uomo, quelle che, per averle costruite di solida pietra, gli artefici certo considerarono eterni monumenti di fede e testimoni – per quanto consentito alla dimensione umana – del mistero di un’eternità più grande.

Così anche per le pietre dell’oratorio di Luzzara, del quale un altro elemento di vetustà  costituito dal piccolo campanile a vela, che si alza sopra la facciata ed è  ricordato anch’esso nella relazione già citata del Vescovo Taverna, come non-campanile: non vi è nessun campanile, ma una piccola campana sta su di una torretta posta sopra la portaEvidentemente il Taverna pensava alle svettanti torri campanarie elevate accanto alle chiese medioevali cittadine oppure inglobate in esse.

Chi osserva oggi la facciata di Madonna di Luzzara, oltre che dal tetto a capanna e dal campaniletto in pietra è colpito dalla serie di affreschi che la decorano e che vengono fatti risalire al XVI secolo o, forse, agli albori del XVII.
Da sinistra sono visibili: San Cristoforo; San 
Giulio con Sant’Antonio e San Rocco; l’Annunciazione nella lunetta sopra la porta; Santa Caterina e Santa Chiara; la Madonna in trono tra San Giulio e San Rocco; San Francesco con la Madonna e la Beata Panacea (o con la Panacea e Santa Chiara?). Tutti gli affreschi appaiono molto danneggiati, sia da agenti atmosferici che da fori di proiettili risalenti all’ultima guerra.
Particolarmente l’immagine di San Cristoforo – l
‘ex-reprobo, traghettatore per espiazione e per abnegazione, tanto popolare nel Medioevo che un’occhiata alla sua gigantesca figura affrescata sulle facciate delle chiese era ritenuta sufficiente a proteggere da ogni calamità, e particolarmente dalla fame, dalla peste e dalla grandine – si presenta appena leggibile: ne restano il volto, il suo accanto a quello minuscolo del Bambino Gesù innalzato sulla spalla, parti del bastone e del panneggio, un piede, uno scorcio di fiume e dell’opposta riva sullo sfondo. L’affresco, anonimo come tutto il ciclo della facciata,  stato giudicato di fattura piuttosto pregevole.

Più statiche e di maniera le raffigurazioni dei santi inseriti nei due riquadri a lato della lunetta dell’Annunciazione, anch’essa molto deteriorata.
Interessante la Madonna in Trono, per l’eleganza delle linee del 
volto e la misurata dolcezza dello sguardo, oltreché per la suddivisione prospettica dello spazio dominato dalla cattedra di Maria. I personaggi dell’ultimo riquadro, anch’esso piacevole sia per l’impostazione che per la cura delle figure – ne è testimone la rappresentazione, meglio conservata, della Maddalena – non sono stati identificati con certezza: la giovinetta  stata ritenuta la Panacea di Ghemme, la Santa, la Maddalena, appunto, o forse ancora Santa Chiara.

L’affrescatura esterna s’impone immediatamente al passante, ma più interessante viene ritenuta quella interna delle absidi, che la precede nel tempo di oltre un secolo, essendo stata attribuita all’ultimo scorcio del 1400, e da qualche autore addirittura retrodatata all’inizio dello stesso ‘ 400.
In realtà studi più recenti datano, sì, al XV secolo l’Inco
ronazione della Vergine dell’abside di sinistra, ma posticipano la Madonna col Bambino dell’abside di destra al XVII secolo; essa risulterebbe, cosi, coeva agli affreschi della facciata. L’immagine, in effetti, dipinta sopra uno strato di decorazione più antica, della quale si intravedono due santi, ritenuti San Gerolamo e San Biagio. Degli angeli in gloria che decoravano l’abside centrale – la rappresentazione del cielo è una costante obbligata nelle absidi medievali, nelle quali si rappresenta, e ne fa fede anche l’orientamento delle chiese, la metà orientale della Volta Celeste – sono visibili scarsi frammenti.

Immagine da giuseppelaino.it

Immagine da giuseppelaino.it


Meglio conservata 
la incoronazione della Vergine nel catino dell’abside di sinistra. La Madonna  attorniata da angeli musicanti, da apostoli e da santi. II volto della Vergine appare assorto e sublime e già pervaso di realtà non più terrene; fortemente espressivi sono i visi dignitosi e virili di apostoli e santi adoranti, giocosamente lieti sono quelli degli angeli musicanti, alle prese con fidula, liuto, buisine, come in un aristocratico concerto rinascimentale.

Nessuna traccia rimane, invece, della Crocifissione ricordata dal Cotta, che dava una descrizione essenziale dell’oratorio in un itinerario della sua Corografia:  n’andiamo a Santa Maria di Luzzera [. . .]  è assai antico, di forma quadrata, gira passi 64, il cielo  di tavole su due archi, l’altare sta dentro d’un nicchio fiancheggiato da due minori, e vi si vede la Crocifissione di Cristo di buon pennello.

 Carlo Carena – Eleonora Bellini

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