Quell’ascoltare la voce del lago che è silenzio…

(Conferenza tenuta da Renato Verdina per l’apertura di una mostra del pittore Calderara nell’agosto 1936 : “Il lago d’Orta nella poesia e nell’arte”)

“Vogliate ascoltare questa leggenda anzianotta e secentistica: dopo il giorno triste del fallo primo gli angeli andaron frantumando il paradiso terrestre e un resto, non si sa come, cadde nell’acque di quello che è ora il nostro lago : non v’ eran naturalmente allora nè Longobardi, nè Teodolinde, nè Agilulfi. Come appare evidente quel lago non poteva non essere una succursale di paradiso terrestre, non poteva non avere le stigmate edeniche.

Questo si legge fino alla noia in certe riviste dell’estremo ottocento e tali esaltazioni per voler dire tanto, finiscono col lasciare il sorriso sulle labbra. Il fascino del nostro lago ha ben altre origini e in altre cose è riposto. Un amico che viveva per lungo tempo nella sua tacita villa presso il lago, richiesto da me, come colà potesse stare tanto solitario, mi rispose: « m’inebrio di pace ed ascolto la voce del lago, che è il silenzio ».

Silenzio e pace son di fatto le note fondamentali della sinfonia maliosa che dal lago promana, come essenza fascinatrice.
Se l’ amore è conoscenza e comprensione, il cercare di determinare il vero valore di tale peculiare caratteristica della riviera nostra, sarà cosa piacevole e cara: e noi lo faremo, interrogando innanzi tutto la voce ritmata di quei poeti che il nostro lago videro e amarono.
(….) Un rivierasco secentista Bartolomeo Manino, curato di Pisogno, in un suo libro rimato sui sacri monti di questa zona, uscito nel 1628, dice che il lago d’Orta è:

limpido e chiaro e a maraviglia vago

e che:

Un Borgo antico, nobile e fiorito
Qual horto, Horta chiamato, qui vedrai.”

E non basta per la cetra secentistica :

Chi Varallo veder, non Orta è vago,
Mira lo specchio sì, ma non l’imago.
Chi Varal vede e d’ Orta poi non cura,
Mira il pittor si ben, non la pittura.”

(…) Osserva W. A. Stuart nei suoi Sketches of the Riviera and lake of Orta (1867), che il luogo ove giace il lago è one of the most romantic and of the most delightful e Balzac con la penetrante sottigliezza che gli è propria, scrive alcune frasi che mirabilmente intuiscono la malìa che dalle nostre terre s’esala:

Un delizioso piccolo lago ai piedi del Rosa, un’isola ben situata sull’acque calmissime, civettuola e semplice, senza pretese eppure adorna, solitaria eppure ben accompagnata; intorno, delle rive che sono ad un tempo selvagge e coltivate… Il mondo che il viaggiatore ha conosciuto, si ritrova in piccolo, modesto e puro : il suo animo ristorato l’invita a rimaner là, perchè un poetico e melodioso fascino l’ attornia con tutte le sue armonie e risveglia tutte le sue idee… è quello ad un tempo un chiostro e la vita 

(….)

Renato Verdina

La copertina dell’opuscolo

 

Articoli correlati