Quel raro tassello urbanistico dell’ “Orta che fu”: l’Albergo Belvedere, uno scampolo di Belle Époque sul lago d’Orta

Gli anni ’50 e ’60 (così rovinosi al patrimonio urbanistico italiano, pubblico e privato) passarono quasi senza accorgersi di Orta, né Orta provvidenzialmente fece nulla perché trascorrendo volgessero lo sguardo verso di lei.
Il turismo qui, a differenza d’altri luoghi lacustri della nostra zona, oziava ancora in quel limbo, tra incanto per pochissimi e disincanto per qualsiasi interesse di sfruttamento economico, che precede i suoi albori.


Nel 1958 il settimanale patinato “Settimo Giorno”, all’epoca assai diffuso, scopriva pionieristicamente Orta in un articolo intitolato: “Orta, un paradiso per pochi”.
Il turismo di massa, come gli anni ’50 e ’60, scorreva accanto alle ville e alle sponde ortesi, non osservando e inosservato, sfociando nei più celebri laghi lombardi.
Tuttavia qualcosa di “rovinoso” in quel periodo accadde, sfuggendo all’occhio privato ma non a quello “pubblico”.

Appena sotto il Sacro Monte, con una spettacolare vista sul lago, sorse una struttura “architettonicamente” ben inserita nel gusto (!) di quegli anni, l’ONPI (Opera Nazionale per i Pensionati d’Italia), ancora oggi visibile, sebbene rimaneggiata ed ampliata rispetto al tempo della sua inaugurazione.

Ma non sorse dal nulla, ma dalle macerie di un lussuoso e rinomato Albergo, del quale oggi non rimane nulla.
L’Albergo Belvedere, proprietà della famiglia d’albergatori ortesi Ciana.

Non antico (venne eretto nel primo ‘900), ma dalla struttura semplice esatta ed elegante, assecondante il gusto di quei pochi turisti inglesi, francesi, ecc., probabilmente più “snob” e stravaganti di quelli che si “accalcavano” sulle sponde del Lago Maggiore, ai loro occhi troppo conosciuto e “sfruttato”.

Di lui, dell’Hotel Belvedere, postiamo quest’immagine, precisa ed esauriente.

Uno scampolo di Belle Époque sul lago d’Orta.
Quel rarissimo, forse unico, tassello dell’antico tessuto urbanistico del centro storico di Orta distrutto dalla voracità del boom economico italiano di quegli anni.

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