Quel calare dell’ombra leggera su Orta

(…) Qui, a Orta, le vie strette fan quasi pensare a calli veneziane tra ombrate pietre di palazzi barocchi.
Le finestre si guardano una dentro l’altra. Si aprono in pregevoli costruzioni rinascimentali con artistici stucchi e inferriate su portali ampi e solenni.
Il tempo trascorso vive in bellezza.


E’ Orta come una matura ma bella signora che vive in stanze decorate e tra monili di pregevoli ricordi.
Se percorriamo le viuzze quasi tutte in discreta, durevole penombra vediamo come i secoli, dal medioevo al settecento, lungo esse e le silenziosepiazzette, hanno lasciato illoro segno e il ricordo incancellabile.

(…)

Tra queste strette case, tra queste vie ombrose e fresche da cui attendiamo quasi un improvviso fiorire di capilveneri, tra i pochi e discreti fiori nella grazia ornamentale del ferro battuto sui balconcini, dei ponticelli e dei cancelli, la primavera vogliamo così che venga molle e riposante tra pietre sature di tempo e di ricordi.


Come un filo d’erba tra la scalea di un sagrato.
Su queste pietre ove si spegne ora l’ultimo raggio del sole al tramonto.
Andiamo verso il lago. Si stemperano le tinte di viola d’oro nelle acque.
Calano le ombra leggere.

Gino Rotondi, da Ville e paesi tra le terre del Verbano Cusio e Ossola, 1975

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