Quei romantici balconcini in ferro battuto ad Orta, da uno studio di C. Nigra (1939)

FERRI BATTUTI

Immagini originali tratte dal volumetto del Nigra

” (…) Come è noto Orta è ricca di lavori in ferro battuto eseguiti specialmente nei secoli XVII e XVIII.

Di molti di essi ho già trattato nel mio studio sopra i Ferri Battuti del Lago d’Orta e suoi dintorni pubblicato nel Bollettino Storico per la Provincia di Novara del 1937, e di altri ho già fatto qui cenno parlando dei singoli edificii che ho particolarmente illustrati. Ma molti altri simili pregiati lavori esistono in Orta ed essi meritano una speciale menzione.
Incomincierò dai balconcini che guerniscono le finestre di molte case, come quello della finestra del secondo piano di Casa Penotti (n.d.r. : l’attuale Palazzo Penotti Ubertini, sito sulla “Motta”)  il quale è opera del sec. XVII e che fu certamente portato qui da altro luogo non avendo il suo stile nulla a che fare con quello della casa (Fig. 44).

Scendendo di qui verso la piazza si incontra a destra la Casa Mazzetti (n.d.r. nella piazzetta dove ora è collocato il Bar Edera, in fondo alla Motta) , la quale mostra alle finestre soprastanti al portico degli eleganti balconcini del sec. XVIII (Fig. 45).
Un po’ più in basso trovasi la Casa Trelancia (n.d.r.: sempre nella suddetta piazzetta), la quale ha una scaletta esterna fornita di una ringhiera in ferro del sec. XVII (Fig. 46) ed al disopra un balconcino del sec. XVIII (Fig. 47).

Lungo la stretta strada che si svolge dopo la piazzetta trovansi altri balconcini in ferro battuto, due dei quali riproduco nelle figure 48 e 49.
Sul piazzale di S. Rocco (n.d.r. dove sorge l’omonima chiesa) altri di tali balconcini fanno bella mostra di sè alle finestre delle case circostanti, e sono quelli riprodotti nelle figure 50 e 51, lavori del sec. XVIII che sporgono dalle finestre di Casa Ragazzoni  e quello della figura 52 applicato ad una finestra della Casa Gippini.

Salendo la strada (n.d.r. via Albertoletti, denominata la Motta”) che porta alla chiesa parrocchiale e di là al Sacro Monte, arriviamo al Camposanto dove trovasi l’Ossario che è chiuso dal ricco cancello in ferro che tanta ammirazione destò nella Mostra del Barocco tenutasi a Torino nel 1937 (Fig. 53).

Accanto allo stesso trovasi anche l’inferriata applicata alla finestruola dello stesso Ossario (Fig. 54).

Entrambi questi lavori sono opera della fine del sec. XVII.
Addossato all’Ossario sta l’elegantissimo cancello, opera del sec. XVIII, che apre l’accesso al camposanto (Fig. 55).

Di questi ultimi lavori io già trattai nel citato mio studio ; ma qui ritengo opportuno aggiungere quanto il Prof. Renato Verdina volle comunicarmi intorno al risultato delle ricerche che egli ha potuto fare a loro riguardo nell’archivio della famiglia Caldara Monti.
Da queste ricerche gli risultò che tanto il cancello dell’Ossario come l’attigua inferriatina sono stati eseguiti dal fabbro Domenico Ronzi abitante in Milano alla regione della Balla, al quale furono ordinati dalla Confraternita del Suffragio della Chiesa di S. Michele e di S. Quirico il 29 settembre 1697 pel prezzo complessivo di lire imperiali 819.
Questo prezzo fu pagato al Ronzi in due rate dal signor Nicola Pangellini, a ciò delegato dalla Confraternita, nei primi anni del secolo XVIII appena che i detti lavori furono consegnati. Il Pangellini apparteneva ad una famiglia ortese di fabbriferrai, ciò che ha fatto finora ritenere che egli fosse l’autore del cancello.
Il cancello del camposanto fu invece eseguito dal fabbroferraio di Orta Gerolamo Rigola a cui fu ordinato dalla stessa Confraternita il 14 giugno 1721 pel prezzo di lire imperiali 357. Egli lo consegnò nell’anno stesso.
Il Verdina trovò nello stesso archivio altre notizie riguardanti le pitture, molto deteriorate, che coprono le pareti dell’Ossario, le quali furono eseguite dal pittore Salvatore Bianchi che vi lavorò nello stesso anno 1721.”

Carlo Nigra
da Orta barocca nel novecento, Editore Cattaneo, 1939

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