Palazzo Gemelli, e il suo giardino all’italiana (Orta San Giulio)

Palazzo Gemelli è l’edificio residenziale più importante di Orta, dimora prestigiosa di una famiglia illustre e riverita sulle terre del lago.
Soprattutto per il fatto di essere dotato del più bell’esempio di giardino all’italiana della Riviera del Cusio, esso si considera tra le ville della provincia di Novara: in realtà, sul piano tipologico, è un palazzo urbano: sorge infatti al termine della scenografica salita della Motta che è fiancheggiata da edifici, « alcuni intelligentemente restaurati, altri un po’ fatiscenti (che) compongono, pur nel contrasto degli stili, un insieme suggestivo » (M. Bonfantini) coronato dalla parrocchiale dell’Assunta.

Giardino all’italiana a terrazze di Palazzo Gemelli


Il palazzo, data la forte pendenza del terreno, si affaccia su un basamento a terrazzo, sporgente sulla strada, recinto da una lunga balaustra e raggiungibile mediante una scalinata posta sull’asse del portale d’ingresso. Un’ulteriore scalinata a due rampe congiunge questo spiazzo ad uno superiore dove è un altro ingresso del palazzo.

Palazzo Gemelli

 

Scalinata a due rampe

L’edificio è composto da due distinti fabbricati affiancati e sorti probabilmente a breve distanza di tempo l’uno dall’altro: « ciò appare evidente tanto dal loro aspetto quanto osservando il loro organismo interno, il quale mostra due cortili indipendenti a cui si giunge da due diversi ingressi. Mentre però il fabbricato più vasto non contiene che locali destinati a civile abitazione, in quello più piccolo trovansi anche locali di servizio, onde si può dire che quest’ultimo costituiva in certo qual modo una dipendenza del primo » (C. Nigra).

Anche i prospetti dei due edifici differiscono notevolmente tra di loro.
Quello maggiore e più antico risale al tardo Cinquecento, come bene indicano le sue finestre incorniciate da stipiti ed architravi in granito, di linea classica. È coronato alla sommità da un grande cornicione foggiato a guscio, di chiara derivazione lombarda, decorato da grottesche e da cartelle incornicianti scene a soggetto mitologico. Pressoché perduta è invece la decorazione della facciata che si presume fosse affrescata, secondo un procedimento in auge dal Quattrocento in Lombardia; qualcosa si intravvede ancora sopra le finestre del secondo piano.

Son quattro figure muliebri che forse simboleggiano le quattro stagioni ed un fregio con amorini che corre all’altezza dei davanzali.
Per quanto riguarda la decorazione di questa facciata e, soprattutto, di quella ben conservata del cornicione, gli studiosi hanno fatto il nome dei Fiammenghini, vale a dire dei fratelli Giovanni Battista (1561-1627) e Giovan Mauro (1575-1640) Della Rovere, generalmente conosciuti per i loro edificanti risultati ottenuti nelle chiese e nei Sacri Monti della Lombardia e qui impegnati, a pochi passi dal Sacro Monte dove avevano lavorato in alcune cappelle, in temi profani risolti con garbo, sulla scia anche di una tradizione cinquecentesca lombarda che ha i suoi esempi più pregnanti negli affreschi della Pelucca di Bernardino Luini.

Facciata e portale dell’edificio principale

Il portale in granito, con ornamentazioni a bugne, è un’aggiunta posteriore « applicata nel corso del secolo XVII, quando fu con essa coperta l’inquadratura della porta primitiva. forse più piccola, accecando per metà la finestra superiore. Questo portone nel concetto del primo costruttore della casa, doveva trovarsi circa a metà dell’intera facciata, ma nel corso della costruzione si dovette, non si sa per quale ragione, limitare il tratto a destra del portone all’altezza del primo piano coronandolo con un cornicione a guscio simile all’altro, ma di dimensioni minori, decorandolo pure a fresco con festoni, tondi e putti di pretto gusto cinquecentesco. E pure a fresco venne decorata tutta la sottostante parete con una grande composizione a figure che ora è quasi completamente scomparsa » (C. Nigra).

Affreschi sulla parete laterale dell’edificio minore

L’edificio minore, collocato a monte, ha una linea molto più semplice, ma la facciata è ugualmente decorata da altre quattro figure muliebri trattate a chiaroscuro, al di sopra delle finestre del primo piano.
Il Nigra, che ha minuziosamente descritto questa costruzione, ritiene che esse rappresentino « le quattro parti del mondo allora conosciuto ».

L’edificio principale, vale a dire il palazzo vero e proprio, ha una configurazione planimetrica che si potrebbe definire ad L: in tal modo si viene a formare un cortile che a levante ed a mezzogiorno è delimitato solo da un alto muro. Quello che si presenta sul fondo, entrando nel cortile, ha un dipinto prospettico-illusionistico che raffigura l’ingresso al giardino idealmente posto sul medesimo asse dell’androne. Le pareti del corpo di fabbrica interno prospettanti sul cortile sono coronate da un ballatoio a forma di cornicione, sostenuto da una serie di lunette alla lombarda. Al secondo piano del palazzo è ubicato un salone molto ampio, che occupa in altezza anche il terzo piano, coperto da un ricco ed elaborato soffitto ligneo, poggiante su un alto fregio che corre tutt’intorno alla sala; in esso sono affrescate balaustre prospettiche concluse da stemmi elaborati: entro questa composizione giocano putti accoppiati che rievocano l’avito nome di famiglia.

Cortile (foto di E. Mocci)

Il giardino all’italiana, mirabile soprattutto per il suo giuoco altimetrico, si estende a levante del palazzo e si compone di quattro terrazze poste a quote diverse, decrescenti verso mezzogiorno e quindi tutte in pieno sole e collegate tra loro da scale in pietra. La terrazza più bassa è collocata alla stessa quota del cortile del palazzo e vi si accede dal cortile stesso tramite il passaggio di cui si è detto.

Terrazza inferiore del giardino

Al termine del viale centrale di questa prima terrazza-giardino si innalza, tra un gruppo di piante, un’esedra originariamente con fondale affrescato, come era nella tradizione (si sono trovati esempi simile fin a Masera, nell’Ossola), oggi però il dipinto è scomparso.
A fianco dell’esedra si trova la peschiera ed in fondo prospettano gli edifici della masseria.

Terrazze

Le altre tre terrazze, poste a quota sempre più elevata, sono meno estese della prima, in quanto sul loro fianco si adagia il frutteto, ma ripetono gli stessi motivi del giardino, con aiuole a prato, cespugli ed alberi da fiore, delimitati da pinnacoli in granito. Da questo giardino « rusticamente rinascimentale nella sua parca vegetazione » come scrive il Bonfantini «la vista, superando le case del borgo, arriva al lago e all’isola».

da Ville della Provincia di Novara, Rusconi, 1988

Articoli correlati