L’isola di San Giulio ai tempi dei ferri roventi e delle donne oneste

“(…) L’isola era la residenza del castellano, il rappresentante del vescovo, che durava in carica due anni ma che doveva versare, a garanzia della il sua corretta amministrazione, 500 fiorini l’anno alla Mensa Vescovile.


Tre giorni la settimana, lunedì, giovedì e sabato, il castellano doveva amministrare la giustizia, ed il vescovo Oldrando de Mayneriis, a metà del Trecento, gli aveva imposto tempi molto stretti per i processi: il castellano aveva l’obbligo di chiudere le cause in quattro mesi ed evitare i cavilli degli avvocati.
La criminalità veniva spesso repressa con la forca, ma per i reati minori ai malcapitati venivano forate le orecchie con un ferro rovente ed erano frustati per le vie di Orta.
La vita sull’isola era scandita da norme piuttosto severe: è vero che il grande afflusso di pellegrini aveva indotto i vescovi a concedere a tutti gli abitanti di San Giulio la possibilità di vendere al minuto il proprio vino, ma erano proibiti i banchetti di nozze troppo affollati, gli estranei non potevano soggiornare sull’isola più di una notte ed era vietata la residenza alle donne, ad eccezione delle parenti di primo grado degli abitanti, delle collaboratrici domestiche dei laici, purché fossero oneste, e delle oriunde.


All’isola si recavano i rappresentanti dei paesi della Riviera: dal 22 novembre 1417 era stato istituito un piccolo senato con compiti amministrativi, formato da diciotto membri, eletti in proporzione agli abitanti ed al prestigio dei villaggi. Tre provenivano dall’isola, gli altri da Armeno, Vacciago, Lortallo, Crabbia, Bassola. Ameno, Miasino, Carcegna e due da Orta.
La riva occidentale del lago disponeva di sei rappresentanti, tre per i paesi a sud del Pellino ed altrettanti per quelli a nord del torrente.
Sino all’Ottocento la vita della Riviera si decise qui: la fine del piccolo stato guelfo coincise con l’abbandono da parte dei vescovi anche di quegli edifici che avevano caratterizzato per secoli il luogo.

Basilica di San Giulio: Affreschi (dettaglio)

Nel 1828, quando Carlo Felice si recò all’isola col cardinal Morozzo, non diede neppure un’occhiata al castello, ormai in pieno degrado, e nel 1841 lo stesso cardinale non esitò ad abbattere torre e fortezza per farvi sorgere un seminario disegnato dal Caronesi, l’attuale monastero benedettino. (…)”

Marcello Giordani

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