La piazza-salotto di Orta San Giulio (una pennellata)

La piazza di Orta, malgrado il cambiamento delle stagioni, delle mode, dei personaggi di varia umanità che la popolarono, non ha mai perduto quel fascino intrigante descritto con maliziosa spontaneità dal magniloquente scrittore Augusto Mazzetti (1901-1978),  giornalista, sceneggiatore di cinema, aiuto regista con Alessandro Blasetti, amico di Curzio Malaparte, autore di un piccolo canzoniere piscatorio sull’ittiologia cusiana, detto “il milioncino” poiché a detta dei suoi biografi, pare che negli anni ’20, nel giro di poche settimane, abbia dato fondo al patrimonio di un milione di lire (una gran cifra, in quel tempo!),  frutto dell’eredità avuta dalla madre, Antonietta Curioni:

(foto di A. Piazzai)

Qui rovesciamo sentimenti e pensieri,
e deponiamo i più segreti lini,
qui ci cambiamo la pelle.
L’aria cogliamo, le luci,
la foglia che si stacca
e tutti i suoni della nostra tastiera,
e anche le più atroci maldicenze,
le più crudeli ironie,
l’indifferenza stessa
con incanto e trasporto,
come bere un bianchino,
in piedi, all’osteria

Sulla piazza, nelle calde giornate di Ferragosto, scendeva dal conventino del Sacro Monte, eremo prediletto di meditazione e di studi, il professor Mario Bonfantini (1904-1978), francesista emerito, scrittore, amico di Mario Soldati: avanzava fra i ciottoli della Motta, zig-zagando con leggerezza montanara, scarponi, maglione di lana e alpenstock, come se venisse giù dalla Dufour. Raggiungeva il gruppo degli amici-intellettuali a convegno sotto il portico del bar del “Carlìn” Ronchetti.
Qui, davanti al bitter, al bianchino o all’americano con seltz e scorza di limone, era facile rincorrere l’irridente litania del pettegolezzo, sempre ironico e paradossale, ma privo di cattiva maldicenza.

D’altronde Orta è bizzarra e ciarliera, lo è sempre stata.

Lo sono anche le sue leggende di santi e di orchi, le avventure galanti di barcaioli seduttori della languida miss ammaliata dalla dolcezza un po’ ruffiana del clima, del paesaggio, del vento che si chiama “inverna” e che a detta degli intenditori, provocherebbe brividi di lussuria (….)

Romolo Barisonzo
da Il lago d’Orta, De Agostini, 1996

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