La donna di Ortello e un inedito e curioso miracolo della Vergine al sacro Monte di Orta

Dei miracoli compiuti dalla statua della Beata Vergine nella Chiesa di S. Nicolao che sorge sul Sacro Monte d’Orta e trascritti nel celebre diario cinquecentesco del Notaio Elia Olina (conservato nel Comune di Orta San Giulio e da poco restaurato) ne abbiamo già trattato in altro articolo.

Tuttavia in un opuscoletto anonimo, senza data né luogo di stampa, ma databile sul finire del 1700, dove si disamina le ragioni del chiamare il lago o d’Orta o di San Giulio, appare trascritto un inedito e curioso miracolo attribuito alla stessa statua della Madonna.

A beneficiarne una donna di Ortello, località all’ingresso di Orta San Giulio, lì dove affiora una piccola spiaggia alle spalle di Villa Crespi e animata da poche e antiche case.

Località di Ortello  –  Foto da villapinin.com

Ecco estratto il testo originale:

“(….) sebbene in compenso la immagine della B. V. posta sul sacro monte d’Orta e nella Chiesa, che ora è de’ Capuccini, operasse prodigi simili a quelli che si narrano di Ancona, come si trova scritto dal Notaio Elia Olina, sotto il 22 luglio 1538; e pare che questi abitatori non si potesssero sospettare di frode.

Il detto Olina alli 25 detto luglio dice essere stato presente alla grazia ottenuta in detta Chiesa da certo Francesco di Volterra, e di aver veduto cogl’occhi propri quello che ivi narra.
Racconta ancora che uno di Omegna, essendo cieco, fece voto di condurre una vacca alla detta chiesa, e questo fatto, e condotta la vacca ricuperò il vedere (….).

Statua miracolosa

Racconta in seguito altre grazie di questo tempo; e di questa immagine raccontava ancora un Notajo passato ad altra vita non più di trentaquattro anni fa, che su la coperta di un protocollo de’ suoi antenati aveva trovato scritto che una donna di Ortello, avendo un suo figliolo da lungo tempo assente, e che già era notabil tempo che non aveva mandato sue nuove, si risolvette di andare a piedi nudi da Ortello alla chiesa dove era la detta immagine, ed offrirle una camicia nuova, pregandola che volesse degnarsi pigliare sotto la sua protezione il suo figliolo, il quale, diceva, chi sa in quale miseria si possa trovare !

Che di là a non molti giorni venne a casa il suo figliolo, e che venne a casa con indosso la camicia medesima da lei donata alla Madonna; la qual camicia da lei ben riconosciuta, domandasse al figliolo di quale maniera avesse avuto quella camicia, giacché, diceva, somiglia affatto, anzi pare quella stessa donata da me giorni fa alla B. V., pregandola del suo patrocinio per te, che allora il figliolo dicesse che era in galera, e che tanti giorni fanno era venuta a visitare quella galera una Signora, che mostrava di essere di considerazione, e che l’aveva preso come come in sua protezione, avendogli anche donata la camicia, ed ottenutogli la liberazione.

In Ortello, in una casa contadinesca e piuttosto antica, almeno in parte, si vede anche oggidì una pittura, che pare rappresentativa di questo fatto. (…)”

Curioso e affascinante sarebbe sapere se tale “pittura” fosse ancor oggi visibile…

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