La “crociera” di Orta (di Mario Bonfantini, 1968)

“(…) Da Imolo la strada prende a salire, fiancheggiata per un bel tratto da giganteschi filari di pini e di cedri, e arriva in breve a un crocicchio, segnalato dalle bizzarre linee della ex villa Crespi la cui fantasiosa architettura moresca, dopo aver dato a lungo motivo di scandalo alle persone di buon gusto, incomincia a diventare una specie di documento storico.

immagine da villacrespi.it


Si dice che il proprietario se la facesse costruire sullo scorcio dell’ 800, dopo d’aver visitato Costantinopoli.
Più ci interessa però la notizia che essa sorge in un luogo chiamato a lungo « il casino », per memoria del piccolo precedente edificio dove sostavano le vetture postali, pel cambio dei cavalli, fino al 1884, quando arrivò anche qui, con la stazione di Orta-Miasino, la ferrovia.
Questo quadrivio, o crociera; è infatti « la chiave di Orta », situata com’è fra la penisola dove si trova la capitale del lago e il suo retroterra, vasta e movimentata pendice folta di piante da sembrar tutta un bosco: vista tanto più lieta quanto purtroppo rara nelle nostre Prealpi.
Prendendo la via di sinistra si piega nuovamente al lago; e qui il declivio divien subito così ripido da farne una terrazza. Le ville s’aggrappano ora direttamente alla roccia del monte, anche se continuano a coronarsi di altissimi alberi; il sole vi è così caldo che i bambù assumono proporzioni tropicali e i fiori fiammeggiano, pendono sulla strada come cortine. Costruite nella seconda metà, dell’800, sono ville dal solido disegno, animate da terrazze e da qualche capriccioso ornamento; e i loro parchi si fondono quasi in un unico bosco: alte conifere ammorbidite dalle Magnolie e rallegrate da camelie, azalee, rododendri nelle varie gradazioni del rosso, fra cui spiccano i folti mazzi celesti delle ortensie, che sono il vero fiore dell’Orta e forse in nessun altro luogo danno così maestose bordure. Villa Cardini, Villa Riva (dai curiosi oblò nel muraglione di sostegno), Villa Curioni, e più antica, la Villa Natta (oggi Perrone), di così nobile architettura che se ne attribuì il disegno all’Antonelli e il cui arredamento scrupolosamente conservato ci porta in un’atmosfera che oserei chiamare stendhaliana.

Ma dopo breve tratto la parete di roccia chiude completamente la vista da quel lato: un folto e basso filare, che costeggia la spalletta della strada ormai a contatto delle acque, annulla il cielo e non ci offre altro orizzonte che la loro distesa turchina.

Ed ecco, fra un tronco e l’altro, riapparire l’Isola che si era persa di vista da un po’: grande, vicinissima da distinguere le piante degli stretti giardini che la circondano, ma sempre con quella paradossale leggerezza, quella maestosa dolcezza d’una gran nave.


Poi l’Isola scompare, e siamo all’entrata di Orta.”

da IL LAGO D’ORTA di Mario Bonfantini (De Agostini, 1968)

 

 

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