Il lago d’Orta e quell’essere malati incurabilmente di nostalgia (una serata ortese del 1934)

Già accennammo in un post precedente all’evento delle Fiammelle che coinvolse l’intero borgo d’Orta nel 1934.
Trovato l’opuscolo (ormai raro) che ne seguì, pubblichiamo qui l’introduzione e un testo intenso del Mazzetti, lì raccolto:

“Siamo dei malati di nostalgia, e vana cosa per noi è cercare l’oblio.


E ogni qualvolta ci è concesso rituffare la mente nel passato del nostro borgo (e sono secoli e secoli che si sospingono in una luce di gloria) gli occhi si posano con malcelato scontento sull’ora presente. Ci piace allora salire al monte, cercare l’ombra pietosa degli abeti e sognare.

Così nell’ebbrezza della rievocazione è nata l’idea di una serata ortese, una serata tutta nostra, in cui ci fosse possibile dare libero sfogo all’animo.
In poche sere, meste di pioggia, un gruppo di giovani hanno preparata la festa. E fu così che il lago, domenica sera, ha veduto scendere da S. Quirico, sotto forma di tremule fiammelle le anime dei morti ortesi, sul suo ceruleo specchio, e li ha risospinti verso l’Isola trapuntata di luci.
Poi la leggenda riesumata dalle polverose carte del Cotta e del Fara ha rotto l’incanto; le canzoncine, per l’occasione composte, si sono inframezzate alle poesie e agli scherzi dialettali, accolti dalla folla assiepata sotto l’allea, con liete manifestazioni di plauso.
All’unanimità ci è stata chiesta la pubblicazione dei versi: aderiamo orgogliosi alla domanda.
Altre volte ancora tenteremo l’estro; nè lasceremo sfuggire occasioni propizie per rievocare le leggende di un tempo e le tradizioni di un’ epoca ; ridiscenderemo sul lago o sulla pubblica piazza (la nostra impareggiabile piazza) per rivivere ore d’incanto.


Abbiamo molte idee nel cervello ma pochi quattrini in tasca. Alle prime penseremo noi; ai secondi chi vuole bene a noi. Intendiamo rifare, ricostruire.
Il lago d’Orta (è vietato per statuto del vescovo Visconti, sotto pena di tre tratti di corda e di venticinque scudi d’oro, chiamarlo Cusio) deve essere apprezzato anche fuori dalla piccola cerchia dei soliti ammiratori, e il vecchio nobile borgo dovrà accorgersi che dalla sua preziosissima muffa germogliano ancora non degeneri virgulti.
Per intanto abbiamo dato un piccolo saggio : il meglio non è ancora venuto.
Promissio boni viri est obbligatio.”

G(abriele Galli)
Settembre 1934

– RITORNO –

La distanza tra me e il mio paese
ogni giorno che passa sensibilmente
accorcia. Più vivo
e più in precipitoso ritorno
a lui m’accosto.
M’affretto all’estremo traguardo
procedendo a ritroso,
nel caro guscio mi chiudo e mi distendo
tra i complici silenzi del mio lago.
Solo in lui specchiandomi ritrovo
il mio viso, ne le rughe e i segni
che il tempo inesorabile m’impresse
riconosco i sorrisi dell’infanzia.
Solo colà meco procedono
famigliari fantasmi, discreti compagni
e nessuno mi affronta e mi domanda
chi sono e come ho trascorso il giorno.

Ovunque, lontano, sono straniero,
ovunque, passato e avvenire
sovrastano l’essere. Là soltanto
potrò morire lo stesso che nacqui.
Il cerchio si chiude ove ebbe inizio.

A. MAZZETTI

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