I “quadrati magici” nascosti tra le pietre di Orta

Opere d’arte all’aria aperta che i secoli e le intemperie non hanno intaccato, quasi fossero state imprigionate nella capsula del tempo. Ogni incisione è un fermo immagine che testimonia il passato delle vite che si sono intrecciate nel borgo.

Via Albertoletti (sulla Motta) accanto alla farmacia

Via Albertoletti (sulla Motta) accanto alla farmacia

I raggi del sole giocano nascondendo o svelando questi tesori. Pare impossibile che la luce possa a volte renderli invisibili, ma anche questa è una particolarità di Orta e del suo essere unica.

Le voci dei giocatori di filetto rimbalzano tra i muri con un accenno di colori pastello dei palazzi affacciati sulla piazza e quelli silenziosi della basilica edificata dal Santo Giulio, contendendosi la partita tra le cinte labirintiche.

In uno spazio di pochi metri quadrati se ne contano ben 6, più o meno in buono stato di conservazione.

Un gioco che affonda le sue radici nel mistero, nell’esoterismo. Quadrati magici, concentrici. Proviamo a giocare, rispolverando alcune regole.

Due giocatori

Nove pedine a testa, che potrebbero essere anche sassolini, bianchi e neri o scuri

Chi ha quelli bianchi comincia per primo quindi il colore deve essere sorteggiato all’inizio della partita, considerato il piccolo vantaggio.

Il gioco è diviso in due parti: nella prima le pedine vengono posizionate alternativamente sul tavoliere cercando di fare tris o filetto mettendone cioè tre in fila. Chi fa tris toglie una pedina all’avversario, il tris in diagonale non è valido.

Una volta che tutte le pedine sono state giocate comincia la seconda fase del gioco.

Adesso le pedine si possono muovere lungo le linee liberamente, ma stando attenti a non scavalcare altre pedine e chi fa tris mangia sempre una pedina dell’avversario. Chi non può più muovere o resta con meno di tre pedine ha perso.

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Per approfondire: SIMBOLI ARCAICI INCISI SULLE PIETRE DELL’ANTICO BORGO DI ORTA SAN GIULIO di Oliviera Manini Calderini (2009)

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