Gli eventi prodigiosi della Madonna delle Grazie al Sacro Monte di Orta

La Madonna (miracolosa) delle Grazie al Sacro Monte di Orta

“I pellegrini che salivano al «promontorio di San Nicolao, dalla forma triangolare e mistica» prima del 7 ottobre 1590, giorno della fondazione del convento dei Cappuccini, vi erano sospinti non ancora dalla devozione per San Francesco (…) ma dalla figura della Vergine delle Grazie, corredentrice e materna dispensatrice di miracoli.
La statuetta lignea della Madonna, posta sull’altare maggiore della Chiesa di San Nicolao dove ancora sta, fu vista, secondo quanto annota Elia Olina nel suo diario, compiere azioni prodigiose e insolite — come muovere gli occhi, sudare, trascolorare — il giorno 22 luglio 1538, oltre cinquanta anni prima dell’inizio dei lavori per la costruzione del Convento.


Subito accorsero, numerosissimi, i pellegrini, i devoti, i curiosi forse ed i malati soprattutto, recando doni ed offerte di varia natura e prezzo: pane, uva, formaggio, bestiame, tele, lini, oggetti d’argento e d’oro. Seguirono — è sempre il diligentissimo Olina a riferirlo — guarigioni miracolose: di un malato di mal caduco, proveniente addirittura da Volterra; di un cieco omegnese; di un altro epilettico, questa volta ortese, di una paralizzata di Pella e di un infermo valsesiano. Così che senza alcun dubbio cresceva la devozione sia presso i forestieri, sia presso di noi e da quasi tutti i paesi della regione circostante lietamente si fecero pellegrinaggi.
E precisamente li fecero la terra di Omegna con i suoi disciplinati; la Valle Strona con i suoi disciplinati, che portarono due ceri bianchi; la terra di Agrano della pieve di Omegna con i suoi disciplinati, che portarono due ceri bianchi; la terra di Nonio e di Brolo con i disciplinati, che portarono due ceri bianchi; la terra di Rocca Valsesia con i suoi disciplinati, che portarono altri ceri.”

Estratto da La Madonna delle Grazie al Sacro Monte di Orta, di E. Bellini

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Dunque nel luglio del 1538 Orta San Giulio e la Riviera di San Giulio vivono alcuni fatti prodigiosi che hanno per protagonista la Madonna venerata nella chiesa di S. Nicolao al Sacro Monte di Orta.


Così tramanda gli avvenimenti il notaio Elia Olina :

“(….) Memoria dei miracoli delle Beata Vergine della chiesa di S. Nicola. Lunedì 22 luglio 1538, intorno all’ora nona, la statua di Maria Vergine, posta sull’altare maggiore della chiesa di S. Nicola, fu vista fare cose meravigliose e insolite: emanare sudore, cambiare colore, chiudere e riaprire gli occhi e fare altre cose ammirevoli oltre il solito. Subito per tutta la regione si sparse la voce di quei prodigi, sicchè ogni giorno, giorno e notte, una gran folla si accalcava in quella chiesa, e vi giungevano con doni e offerte specialmente molti che soffrivano ed erano afflitti da malattie; le offerte consistevano in denaro, cera ,abiti, anelli, oggetti d’argento e d’oro, tela di lino e di canapa, pane, frumento, formaggio, uova, bestie e oggetti di altre cose consimili. Al progetto di ingrandire la chiesa e di conservare quelle offerte furono deputati Giovanni Mora, Giulio Gagliardi, Giovanni Olina, Giulio Gemelli e il fisico Bartolomeo Gagliardi di Orta. Divulgatasi la notizia anche lontano, molti ammalati, colpiti dalle più svariate malattie, ricorrevano alla predetta devozione e molte furono le guarigioni. Giovedi 25 luglio, festa di S. Giacomo, di mattino , si portò nella suddetta chiesa davanti alla statua (della Madonna) un tale chiamato Francesco Volterrano, proveniente o da Volterra, città della regione toscana o da Montana Barbamassone, terra di Firenze, il quale soffriva di mal caduco con continui tremori ed era agitatissimo tutto il giorno dal sorgere al tramonto del sole. Questo Francesco raccontava che di quella fatta c’ erano in tutto 48 persone, che soffrivano quel male per una maledizione inferta dal giudizio divino per il disprezzo e il mancato rispetto dimostrato da un loro antichissimo avo nei confronti del Corpo di Nostro Signore Gesù Cristo; egli era una di quelle persone.

Salita alla Chiesa

Dunque mentre Francesco stava davanti a quella statua e devotamente le rivolgeva supplici preghiere, fu guarito dal morbo per volontà di Dio e intercessione della Beata Vergine Maria e perciò innalzò le sue lodi a Dio e alla Beata Vergine. A quella guarigione e a quel mirabile avvenimento ero presente io, Elia e dopo attestai a moltissimi di aver visto tutto proprio con gli occhi miei. Francesco guarito efatto libero (dalla maledizione) lo stesso giorno convocò tutto il clero e tutto il popolo ed essi vennero alla suddetta chiesa e a tutti egli testimoniava pubblicamente quel miracolo, per il quale promise in voto di peregrinare per cinque mesi, narrando ovunque il miracolo e chiedendo elemosine nel nome della Beata Vergine. Dispose che col ricavato dell’elemosina si facessero una croce d’argento, un calice, una patena, dei paramenti e altri ornamenti dell’altare e si destinasse il tutto alla cappella di S. Maria nella chiesa di S. Nicola. In quei giorni molti pazienti, ammalati in vario modo e soggetti a varie infermità, accorrevano devotamente alla stessa statua della Madonna, e molti ne ritornarono guariti, tra i quali questi di cui narrerò, perchè i fatti mi rimasero impressi nella memoria fino ad ora: uno di Omegna, cieco, fece voto di offrire e far condurre una mucca alla chiesa e, subito dopo averla ivi condotta, la vista ritornò nei suoi occhi. Nicola Gagliardi di Orta aveva un figlio colpito da mal caduco, ed egli lo faceva custodire continuamente nelle ore notturne dalla nutrice. Anche questi fu liberato dal morbo e dopo la sua guarigione lasciò alla chiesa tutti i suoi abiti. Una mugnaia di Pella era afflitta da una malattia che non le consentiva di muoversi da sola; perciò fu portata in chiesa da quattro persone e subito fu guarita e se ne ritornò a casa.

Viale del Sacro Monte

Un uomo della Valsesia soffriva un gravissimo dolore alla regione iliaca. Egli, venuto davantti alla statua, alla presenza del popolo testimoniò pubblicamente la sua fede , e subito fu liberato dal dolore. Una donna della Val Strona , della pieve di Omegna, soffriva una crudele infermità. Essendole giunta alle orecchie notizia dei miracoli di quella statua, venne devotamente a rivolgersi ad essa e subito guarì dall’ infermità, per cui in segno della sua guarigione fece mettere nella cassetta delle offerte uno scudo d’ oro. Infine in quei giorni si verificarono innumerevoli altri insoliti miracoli, tanto ad insaputa della gente, quanto apertamente in presenza di persone che allora accorrevano devotamente a quella statua. Perciò senza alcun dubbio cresceva la devozione sia presso i forestieri, sia presso di noi e da quasi tutti i paesi della regione circostante lietamente si fecero pellegrinaggi. E precisamente li fecero la terra di Omegna con i suoi disciplinati, che portarono un cero; la terra di Cireggio con i suoi disciplinati; la Valle Strona con i suoi disciplinati, che portarono due ceri bianchi; la terra di Agrano della pieve di Omegna con i suoi disciplinati, che portarono due ceri bianchi; la terra di Nonio e di Brolo con i disciplinati, che portarono due ceri bianchi; la terra di Rocca Valsesia .con i suoi disciplinati, che portarono altri ceri.'(…)”

Immagini tratte dal web

 

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