Da Un viaggio in Italia: il lago d’Orta di G. Ceronetti

Da Un viaggio in Italia: il lago d’Orta
di G. Ceronetti

“Finché esisteranno frantumi di bellezza, qualcosa si potrà capire del mondo. Via via che spariscono, la mente perde la capacità di afferrare e di dominare. Questo grande rottame naufrago col vecchio nome di Italia è ancora, per la sua bellezza residua, un non pallido aiuto alla pensabilità del mondo.”

Orta è sublime e cimiteriale, avvolta dalle nebbie delle valli. Sono in una veranda, di faccia all’isola, e non so da quanto tempo non godevo una visione di tanto Paradiso poi un motoscafo mi sbarca all’isola di San Giulio, in una pace irreale. Riesco a persuadere a una fragile monachina molto giovane e spaventata di ottenermi dalla superiora il permesso di vedere la facciata della basilica, che è all’interno della clausura. La facciata e piccola, bianca, pulita, come una tovaglia ricamata dalle monache, guarda il lago e aspetta l’Ora ultima, il Giorno che sempre sta venendo, o meglio NIENTE avendo in se una pace che annulla il tempo, cancellando anche l’ultima ora. Certe pietre sono ancora edifici sacri? All’interno si svolgono riti, viene gente a pregare, ma la pietra quantunque creata come lettura sacra, simbolo sacrificale, se n’è forse completamente distaccata, e piuttosto presto. Ci sono archi talmente puri che non si possono pensare costretti in perpetuo ad un uso umano…

Foto tratta dal web

Foto tratta dal web

Anche il Caffè dell’isola sembra tenuto dalle benedettine, è in una villa del XVIII, soffitto affrescato, finestrine, tovaglie ornate, tendine… Su una parete, una grande consunta oleografia: Dernières victimes de la Terreur – Appel des condamnés le 9 Thermidor 1794. Su altra parete, ovale con bella donna che medita sul ricamo. Ora la campana rallegra il mio cuore monaco sfuggito alla rete dell’uccellatore. Bella casa gialla, in una via di Orta dove <<trascorse in serenità le estati Angelo Cesare Bruni insigne Anatomico e Cercatore d’ignoto>> che morì nel 1955. Cercatore d’ignoto… e lo cercava nei corpi, viso infinito e nulla, eterno enigma, li si scruti con gli strumenti o gli si abbandoni un pensiero. Sulla riva del lago, al crepuscolo, meditato sul verso <<Forse perché della fatal quiete>> e sull’importanza, non soltanto per il ritmo, di quella dieresi, che dilata la sera e mette in figura sonora l’infinito e la morte (…)

Guido Ceronetti: da “Un viaggio in Italia“, Einaudi, 1983

foto tratta da I viaggiatori Ignoranti

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