Cusio, lago d’Orta o lago di San Giulio? Una questione di nomi…

L’interrogativo se l’erano già posto nel 1757 ad Orta e Gozzano: il clima era un’altra volta infuocato a causa dei soliti tributi, e sul lago si costituì un movimento favorevole all’annessione al Piemonte, che voleva eliminare tutto quello che ricordava il dominio episcopale, considerato responsabile degli aggravi fiscali. Via quindi anche la denominazione di Riviera di San Giulio sostituita da Riviera d’Orta.
I vescovi naturalmente non erano d’accordo e il vicario generale il 28 giugno del 1757 stabilì che si mantenesse l’antica denominazione.

La polemica proseguì per qualche mese e si concluse il 19 dicembre, davanti al notaio Fasola di Novara. Venne accettata una soluzione di compromesso, aggregando le due denominazioni, ed il territorio venne chiamato “Riviera di San Giulio e d’Orta”.

Per tutto il Medioevo la regione aveva conservato il nome del santo evangelizzatore, il riferimanto religioso e culturale che le dava unità: un atto notarile dell’ottobre 892,  la “Carta Iudicati”, che costituisce anche il più antico documento su Pettenasco, parla esplicitamente di “lago di San Giulio.”
E’ in riva a questo lago davanti al notaio Pietro che Gualperto, erede di Ambrogione, cede alla madre Immeltrude due terreni, “una vigna e un bosco di castagni di mia proprietà, che io ho nel vico di Pettenasco, posto vicino al lago di San Giulio“.

Curiosa appare invece la fortuna che ha avuto il termine Cusio, usato anch’esso come collante linguistico, anche se per designare un’area più vasta.

La Riviera si fermava a Pettenasco e non comprendeva la giurisdizione di Omegna, che aveva sempre gravitato nell’orbita dei Borromei, “cusiano” è invece l’aggettivo che delimita l’intero lago, oggi ritornato in auge.

Il 1995 introduce nella storia di questa regione una piccola ma significativa frattura: torna a spezzare il territorio in due diverse province, e la polemica che ne è seguita ha utilizzato spesso la carta dell’unità del Cusio.

L’industria ha offerto alle località del lago una nuova identità che viene definita recuperando il termine più antico ma di cui è difficile rintracciare le origini.
I geografi antichi ignorano il lago: Tolomeo, nel terzo libro della Geografia, cita fra gli Insubri Novara e dei Leponzi accenna a Domodossola, ma non fa parola del Cusio.
L’equivoco nasce dalla Tavola Peutingeriana: l’ovale azzurro che sulla carta dell’epoca di Teodosio viene denominato Clisius presenta l’emissario a sud, al contrario dell’Orta, con la Nigoglia che fuoriesce a nord; il Clisius della carta poteva tutt’al più essere identificato col lago di Viverone, ma negli ultimi anni le ricerche degli studiosi del territorio hanno riaperto l’interrogativo. In epoca antichissima forse il lago aveva un emissario a sud, che sfociava dopo pochi chilometri nell’Agogna.

Un’ipotesi che ha riscosso credito nell’Ottocento è la derivazione di Cusio dalla tribù degli Usii, che avrebbero abitato la regione fra Valsesia e Mottarone prima della dominazione romana, a partire dal IX, X secolo avanti Cristo.
Agli Usii erano stati ricollegati il monte Camosino, Campus Usinus, Luciago, Lucus usius, bosco degli Usii, e la Cremosina.
L’etimologia però non basta a dare corpo agli Usii, che al lago hanno prestato il nome ma neppure la più piccola prova della loro esistenza, confinata alle pagine degli eruditi.

Può anche darsi quindi che sia stata questa tribù di ceppo ligure a dar vita ad Inuggio, fines Usii, terra degli Usii, ma gli abitanti della Valle Strona hanno sempre preferito un’altra interpretazione, più terra terra e probabilmente molto più aderente al paesaggio circostante: quella di boecc d’i nus, il vallone dei noci.

Marcello Giordani (1996)

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