Cristoforo Crespi, il minareto sul lago d’Orta e l’esorcista-guaritore

(…) Orta incantò anche un uomo d’affari bustese, l’industriale cotoniero Cristoforo Crespi, affascinato dal Medio Oriente e dall’architettura moresca, dai parchi silenziosi che facevano corona alle belle dimore dei califfi, dai quali comperava partite di cotone a Bagdad.
Assieme alla passione per il lago d’Orta, il Crespi fonde e miscela quella per l’oriente misterioso affidando all’architetto Angelo Colla la progettazione della famosa villa col minareto, sentinella sulla crociera di Orta.

La costruzione, iniziata nel 1879, l’anno dell’affermazione del telefono, viene condotta a termine 18 anni dopo, nel 1897, mentre l’Italia è ancora tramortita dai disastrosi effetti della disfatta di Adua. Al Colla, nel frattempo deceduto, era subentrato nella direzione dei lavori l’architetto Talamoni, che costruì il minareto alto 48 metri, l’architetto Combi disegnò i meravigliosi giardini degradanti fino al lago.


Curiosità: il Crespi conobbe Orta quando era giovane suddito lombardo di Cecco Beppe, imperatore d’Austria e Ungheria. Ma l’idea di dover prestare servizio militare nell’esercito dell’imperial-regio governo lo terrorizzava al punto di imporsi rigorose e spietate astinenze.
Esagerò nella dieta tanto che alla visita di leva venne riformato per tisi e deperimento organico. E poiché, malgrado l’amorosa assistenza dei familiari e dei medici, le sue condizioni fisiche non miglioravano, a conclusione di un drammatico consulto, venne presa la decisione di mandare il giovane Cristoforo presso uno zio prete che, sembra, abitasse a Pella.
Il santuomo godeva fama di esorcista-guaritore. Si prese cura del nipote sottoponendolo a una strana e poco praticata terapia: applicazione sulla schiena, due volte al giorno, all’altezza dei polmoni, di due larghe bistecche di filetto. In breve la salute del Crespi, impiegato-contabile in un’azienda tessile di Busto Arsizio, rifiorì tanto da scavare nell’animo dell’ex tisico la convinzione di aver riconquistato la salute grazie all’effetto balsamico del clima del lago d’Orta.
Quando si innamora chiede in moglie la figlia prediletta del suo principale che, considerando quel pretendente un partito non idoneo, si oppone. Ma il fermo diniego non basta a dissuadere il testardo innamorato che ottenuta una provvidenziale soffiata da un amico operatore in borsa prende tutti i soldi della cassa aziendale e rischia architettando una colossale manovra al ribasso.


La fortuna che qualche volta, oltre che gli audaci, aiuta anche gli innamorati, è dalla sua. Cristoforo Crespi, improvvisamente ricco, sposa la figlia del padrone rabbonito perché, lui l’aveva sempre detto, quel giovanotto era intelligente e, operando nel ramo, non gli mancava la stoffa.
Lo sposo, finalmente sano e felice, diventa industriale e fonda il Cotonificio Crespi (…)

Romolo Barisonzo
da Il lago d’Orta, De Agostini, 1996
(Immagini tratte da web)

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