Come nacque “in bona e laudabil forma” il Palazzotto di Orta

“Non c’è forestiero, non c’è pittore che non fermi la sua attenzione sul palazzotto del Comune, situato nella piazza principale di Orta: palazzotto di storica importanza, dove si pubblicarono leggi e statuti, dove siedeva il giudice, il Castellano dell’Isola di san Giulio.

(…)

Poichè le ricerche condotte in tale senso mi fecero trovare l’atto, in data 20 giugno 1582, redatto appunto per la costruzione del Palazzo dell’Università della Riviera di San Giulio, da erigersi nella piazza d’Orta, sarò lieto di desumerne i dati più importanti e utili a meglio illustrare l’edificio che per secoli radunò i Deputati tutti della Riviera nostra.

Antica donna che si affaccia

Siamo in un giorno di mercato, cioè di mercoledì: sulla piazza si radunarono Messer Bartolomeo De Forti e Messer Giovan Battista Cavalli, tutti doi de Orta: il notaro Giuseppe Olina li ha convocati per testimoni conosciuti idonei: si deve deliberare circa la costruzione di una nuova casa per la Comunità. (…) Il Vescovo Mons. Francesco Bossi, conte della Riviera d’Orta, Gozzano, ecc. desidera che detta casa sia costruita in modo degno a pubblica utilità, benefizio et honore, dove se possino congregare li consiglieri di detta Riviera, a trattare e spedir li negozii et ordini di detta Comunità e dove possa, il giorno di mercato render ragione il Castellano dell’Isola di San Giulio e administrar giustizia. Dinovo si riedifichi a spese della generale Comunità della Riviera, e non già in un modo qualsiasi ma in bona e laudabil forma l’edificio, secondo la qualità del Paese alla minor spesa et manco a danno suo. 
Salva l’estetica dunque e salva pure l’economia.


Tutti i presenti rappresentanti della Riviera convengono e per concordata convenzione fatta, promettono di pagare la cifra di 500 scudi d’oro ai mastri Andrea, figlio di mastro Cristoforo del Sola del loco di Brusino del lago di Lugano Milanese e al muratore Battista del fu Paolo da Pradoro di Boleto affinché edifichino il nuovo Palazzotto (…)
I mastri-muratori s’impegnano di dare finita la fabbrica in parola da qui alla festa di San Martino prossimo (…)”

R. Verdina: Il borgo d’Orta (1940)

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