Breve e romantica narrazione di San Giulio sull’isola da un vecchio opuscolo (1931)

(…) E qui veramente incomincia la storia gloriosa di S. Giulio e dell’Isola che ne porta il nome. Da solo, col suo bastone di pellegrino, seguendo la riva occidentale del Lago (San Giulio, n.d.r.) si porta da Gozzano alla punta Casario.
Il sole risplende nel pieno meriggio estivo, e la terra battuta da S. Giulio è arida e secca.

Copertina dell’opuscolo

Prefazione dell’opuscolo

S. Giulio già in vista dell’Isola, ultimo suo sogno e nostalgia della sua patria, s’inginocchia e prega.

Miracolosamente dalla terra sgorga una bella sorgente d’acqua, che non cesserà più e correrà al lago come un limpido ruscello: è la fontana di S. Giulio, sopra la quale fu eretta sin dagli antichissimi tempi una Cappelletta, che fu anche visitata e venerata dal grande S. Carlo Borromeo.
La fonte dell’acqua era un segno manifesto della protezione di Dio e un santo auspicio.

S. Giulio ormai è sicuro della divina volontà: sprovvisto di mezzi umani di trasporto si affida tutto alla divina Provvidenza: getta il suo mantello in acqua,, e così sul mantello cammina prodigiosamente come su barca, servendo il bastone da remo.
La scultura e la pittura sempre Lo rappresentano in questa bella figura di viaggiante sull’acqua.
Gli Angeli intanto lo sostenevano colle loro ali d’oro mentre nell’Isola fremevano i serpi e si scuotevano le potenze infernali.

Quarta di copertina dell’opuscolo

L’Isola fino allora deserta era veramente un covo di serpenti e di bestie velenose, quando S.Giulio vi approdò per il primo.
E fu S.Giulio a scacciarli per sempre e a rendere l’Isola abitabile, fondando Egli con la Chiesa anche la prima casa.

S. Giulio voleva qui ritirarsi nella solitudine per darsi come gli antichi eremiti alla vita contemplativa.
Per questo appena sbarcato si portò allo scoglio più alto, nel mezzo dell’Isola, e qui piantò la Croce e incominciò la sua centesima Chiesa.

Ma poi chiamato dalle popolazioni della Riviera, attratte dai suoi prodigi, discese nella parte più bassa occidentale, e fece qui la sua ultima Chiesa volgendola ad Oriente e dedicandola agli Apostoli.

Così la Chiesa dell’Isola ebbe origine da S. Giulio nel quarto secolo, sebbene fosse poi lungo i secoli tante volte rifatta, ingrandita e abbellita, così da portare l’impronta di diversi stili e da riuscire un’artistica Basilica, armoniosa e piacevole.
Di fianco alla Chiesa, a sinistra, si indica ancora la casetta di S. Giulio col pozzo.
E la casetta di S. Giulio divenne subito come un piccolo Convento e Seminario, dove accorrevano molti discepoli a santificarsi alla sua scuola, mentre la Chiesa dell’Isola diveniva la Madre di tutte le Chiese della Riviera, dove tutte le popolazioni convenivano a lodare Dio.

La preghiera a San Giulio

Tra i primi discepoli di S. Giulio all’Isola vi fu lo stesso governatore della Riviera, un giovane nobile Milanese, che si chiamava Audenzio ed aveva la sua residenza estiva a Pettenasco. Anch’egli si fece santo, e morto a 32 anni a Milano fu qui trasportato e per desiderio di S. Giulio seppellito presso la sua tomba.
Così pure dalla Svizzera, dov’era perseguitato dagli Ariani, venne qui a rifugiarsi il Santo Vescovo di Sion, S. Elia che fu poi il successore di S. Giulio e il continuatore della sua opera nella costruzione del Campanile.

Da pochi mesi S. Giulio si trovava all’Isola intento a liberarla dagli sterpi e a costruire Chiesa e casa, quando venne chiamato a Gozzano dal suo fratello Giuliano per consacrare quella Chiesa ormai ultimata e celebrarvi la prima S. Messa.
Vi si portò S. Giulio, e avendo osservato che lì accanto alla Chiesa si stava costruendo in sasso un sepolcro, chiese a Giuliano per chi lo destinasse,  «per te>>, rispose il fratello, << Continua pure, rispose sorridendo S. Giulio, servirà  invece per te >>.

Infatti poco tempo dopo S. Giulio dovette di nuovo correre a Gozzano per ricevere l’ultimo abbraccio del fratello moribondo, amministrargli i Santi Sacramenti e vederlo morire.
Era il 7 gennaio del 391.
S. Giulio data onorevole sepoltura al santo e caro Fratello ritornò solo nella sua Isola prediletta a dare l’ultima mano alla sua centesima Chiesa, la più bella di tutte, che sarà anche la sua tomba gloriosa.

S. Giulio aveva già toccato i settanta anni di vita, e già da circa dieci anni si trovava nell’Isola, quando circondato da una schiera numerosa di discepoli, assistito dal Santo Vescovo Elia, pieno di virtù e di meriti, morì la sera del 31 gennaio del 401.
La sua anima volò al Cielo tra i Santi, e il suo Corpo, seppellito nella stessa Chiesa, fu subito con cura straordinaria venerato e visitato, divenendo
la sua tomba gloriosa meta di continui pellegrinaggi e fonte perenne di grazie e di miracoli.

Inno da intonarsi nello scurolo

In tutte le necessità S. Giulio invocato ha risposto, e tutti i suoi devoti hanno provato la sua grande intercessione presso il trono di Dio.

Lo stesso suo corpo, che ancora si conserva al completo dopo più di mille e cinquecento anni, è già un grande miracolo.

Ma la storia e la tradizione ci ricordano ancora che S. Giulio ha guarito ogni sorta di malattie, ha cacciato i serpenti e liberato gli ossessi dal demonio, ha salvato paesi da calamità, i navigatori dalle tempeste del lago.
E sono commoventi gli antichi bassorilievi in legno della Sacristia che ricordano la morte del bifolco di Gozzano, il lupo domato e aggiogato al carro e la guarigione del falegname che s’era tagliato il dito. (…)

Vita di S. Giulio Prete (1931)

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