Ballatella dei palloncini ciabattoni

Ballatella dei palloncini ciabattoni
di Laura Pariani

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Quelli che cominciarono a venire a Orta da pellegrini, per salire al
Sacro Monte a indulgenziarsi. Quelli che, come Nietzsche, ci vennero
seguendo l’idea di bellezza del grand tour. Quelli che, al pari dei
coniugi Gibella raccontati da Achille Cagna, approdarono su questo
lago per la moda di ciabattare alla bell’aria.

Voci profonde del passato, che chiedevano:

Ma cos’ ha il lago d’Orta di tanto particolare?

Quelli che vengono a celebrare un matrimonio chic e si lamentano che
gli acciottolati di Orta sono scomodi per i tacchi a spillo delle
invitate. Quelli che non visitano il Sacro Monte perché dieci minuti
di salita sono troppi. Quelli che ma qui non c’è neppure un
ipermercato. Quelli che comprano come ricordo di Orta un portachiavi
made in Taiwan. Quelli che, dopo un sommario resoconto panoramico,
concludono con un trionfale: E mangi un salame!

Voci leggere da palloncino, che chiedono:

Ma cos’ ha il lago d’Orta di tanto particolare?

Quelli che di Orta conoscono solo le domeniche estive di gelati e
tranci di pizza. Quelli che mai hanno conosciuto le barche tirate a
riva sotto la neve o il brivido dei draghi che stanno acquattati
nell’ acqua nera dall’ epoca di San Giulio. Quelli che mai si sono
affacciati a una delle nostre finestre un lunedì primavera, quando
le camelie esplodono. Quelli che non sanno i pomeriggi di novembre nei
caffè della piazza, dove si respira l’ aria della provincia di una
volta, con Soldati, Ragazzoni, una camera quieta con un pianoforte in
attesa di una mano gentile.

Forse voci future che chiederanno:

Ma cos’ ha il lago d’Orta di tanto particolare?

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