962 – 1962: Orta nel millenario dell’assedio all’Isola di San Giulio

Riproponiamo un breve opuscolo a cura dell’Amministrazione Comunale di Orta e pubblicato nel 1962 in occasione del millenario dell’assedio all’Isola di S. Giulio:

Mille anni fa il lago d’Orta fu teatro di scontri fra le truppe di Berengario II, re d’Italia e quelle di Ottone. L’assedio dell’Isola di San Giulio, durato due mesi, finì con la vittoria di Ottone; che, il 29 luglio del 962, firmò in Orta il diploma di donazione al Capitolo della Basilica di San Giulio. Non potevamo chiudere il 1962 senza dedicare qualche pagina ad eventi che tanta parte ebbero nella storia d’Europa e senza richiamare l’attenzione di coloro che amano il Cusio per le sue bellezze naturali sulla sua importanza storica ed artistica. Abbiamo voluto ricordare la figura di Guglielmo di Volpiano, l’abate benedettino che spicca fra i grandi della storia della civiltà, nato nell’isola durante l’assedio.

L’ AMMINISTRAZIONE COMUNALE DI ORTA SAN GIULIO

La cartina qui riportata mette in evidenza l’importanza dell’Isola di San Giulio sia come castrum, sede di duchi longobardi, vescovi-conti ed imperatori, che come meta di pellegrinaggio.

Il lago d’Orta si trova dal lato nord sulla via Francisca, la strada usata dai Franchi. Attraverso il Sempione essa scendeva nella val d’Ossola proseguendo per Omegna e poi per Novara o Romagnano e nel Medio Evo serviva da comunicazione molto attiva con l’Oriente, fra le città di Lione, Milano e Venezia.
Vi transitavano anche i pellegrini per imbarcarsi poi a Genova, Venezia o Pisa e raggiungere la Terra Santa.
Anche i Romei, nei loro pellegrinaggi verso Roma, percorrevano questa strada.
Per essa, sulla fine del IV secolo, fuggendo alle persecuzioni della valle del Rodano, S. Elia, vescovo di Sion si era rifugiato nell’Isola divenendo poi successore di San Giulio.
Dal lato sud il lago d’Orta veniva a trovarsi sulle grandi strade di comunicazione che allacciavano l’Italia a Francia e Germania : per la val di Susa attraverso i due valichi del Monginevro e del Moncenisio (percorso degli abati di Cluny), per la val d’Aosta attraverso i passi del Grande e Piccolo S. Bernardo. Era questa la strada seguita dagli imperatori tedeschi : dal Reno attraverso i fiumi Doubs e Saone fino alle valli dell’Isère e del Rodano ed ai passi.

Intorno al lago erano torri o castelli fortificati : Crusinallo, Omegna, Casale Corte Cerro, Crabbia, Orta, Pella, Mesma e Buccione. Erano collegati fra loro e con il castello dell’Isola di S. Giulio.
Il lago fu tenuto da flotte episcopali, ducali o imperiali e, salvo il caso di una specie di bucintoro, le imbarcazioni assomigliavano nella struttura a quelle attualmente in uso sul lago per il trasporto di legna e sabbia.


Nomi di luoghi e dialetto fanno pensare per la Riviera del Cusio ad influenze degli Oschi, degli Iberici ed anche galloceltiche, germaniche, romane e greche.

San Giulio e San Giuliano, di origine greca, per consenso o tolleranza di Teodosio I e dei successivi imperatori, iniziarono l’apostolato cristiano nella Riviera. Nel 392, alla sua morte, San Giulio venne sepolto nella chiesetta da lui costruita sulla sommità dello scoglio dell’Isola. Nel 488 Vittore, vescovo di Novara, inizia la costruzione della Basilica dell’Isola compiuta da Onorato vescovo di Novara, che vi fa trasportare le ossa di S. Giulio e la dedica agli apostoli Pietro e Paolo. Anche Filacrio vescovo viene sepolto nel 554 nella Basilica.
A Vittore ed Onorato si deve la costruzione del castello fortificato dell’Isola.

Nel 575, sotto l’occupazione longobarda, Mimulfo è duca dell’Alto Novarese. Egli caccia i vescovi dalla Riviera, occupa il castello, ne estende le fortificazioni e, per difendere le strade di accesso erige torri arroccate, fra le altre quelle di Pella, Buccione ed Orta, insieme al fortilizio del Monte Mesma. Elegge il Castello dell’Isola a sua residenza e suo compito principale è la difesa dei passi dell’Ossola dai Franchi. Proprio sotto l’accusa di non aver assolto questo compito nel 591, Agilulfo duca di Torino eletto re dei longobardi gli fa tagliare la testa nel forte dell’Isola.

Nel 774 Carlo Magno depone Desiderio, ultimo re dei longobardi. Nell’840 Lotario I conferma il supremo dominio dei Vescovi di Novara sulla Riviera, con diploma dato a Pavia. Nel 950 Berengario II toglie la Riviera ai Vescovi; ma nel 956 Ottone I manda il figlio Litolfo ad assediare il forte dell’Isola. Berengario si arrende e viene lasciato libero. Litolfo muore più tardi avvelenato nel castello di Pombia.

Ottone I scende nel 962 in Italia con un grande esercito chiamato dal Papa e da Adelaide. Berengario tiene il forte di S. Leo presso Urbino e la difesa del forte dell’Isola resta alla moglie regina Villa la quale fa costruire un nuovo muro di fortificazione che prende il nome di muro della regina. Organizza la difesa Roberto di Volpiano, che diverrà padre di Guglielmo durante l’assedio. Ottone pone quartier generale a Lagna ed assedia l’Isola per due mesi. Presa l’Isola lascia libera la Regina e permette a Roberto di accompagnarla nel forte di S. Leo presso Berengario. Di questa regina ci rimane il ritratto, non certo edificante dell’Antapodosis di Liutprando da Cremona.

Il 29 luglio del 962 Ottone firma in Orta il diploma di donazione conservato nell’archivio della Basilica di San Giulio. E’ scritto su pergamena con la sigla di Ottone ed ha il sigillo in cera che raffigura l’Imperatore a mezzo busto.

La donazione ai Canonici dell’Isola è accompagnata dall’incarico di pregare insistentemente Dio ogni giorno per l’assoluzione dei nostri misfatti.
Nel 969 Ottone restituisce l’Isola e tutta la Riviera al vescovo di Novara Aupaldo.

Nel 1002 Arduino, eletto re d’Italia, toglie la Riviera al Vescovo Pietro, partigiano di Enrico II; ma questi, nel 1015, battuto Arduino restituisce la Riviera al Vescovo ed il Barbarossa, nel 1155, conferma il possesso.
Dopo la pace di Costanza, resi liberi i Comuni, Novara si ribella al Vescovo Odelberto Tornielli per impadronirsi della Riviera. Si giunge ad un compromesso benché perdurino i contrasti con i conti di Biandrate finchè, l’11 febbraio 1271 nel mercato di Orta le castellanze della Riviera e dell’Isola si ribellano al vescovo e nominano Francesco Della Torre « podestà di tutte le terre e uomini della Riviera ».

Rappresaglie. Congiura contro il Vescovo di Novara Uguccione, fatta nella chiesa di S. Nicolao in Orta.

Nel 1429 Filippo M. Visconti conferma il dominio episcopale della Riviera e così, nel 1447, i capitani e difensori della libertà di Milano, Francesco Sforza nel 1450 e Fra Gian Galeazzo Maria Sforza nel 1494. Nel 1522, vacando la sede vescovile, Francesco II Sforza si impadronisce della Riviera e nel 1524 Anchise Visconti cerca, invano, di imporre tributi ai rivieraschi.

Saccheggiarono Orta : nel 1528 Viscontino di Massimo, nel 1529 Cesare Maggio, capitano di Carlo V e poi i Francesi nel 1636. Nel 1647 una transazione fra il Ducato di Milano ed il Vescovo di Novara conserva a quest’ultimo il dominio della Riviera di S. Giulio, Pieve di Gozzano e Signoria di Soriso.

Il 15 giugno 1767, viene firmata una convenzione fra Carlo Emanuele III ed il vescovo Balbis Bertone in forza della quale i Vescovi di Novara restavano principi di San Giulio ed Orta con alcuni privilegi e senza investitura, mentre il supremo ed alto dominio della riviera passa ai Savoia.
E’ stipulato un accordo col quale la Chiesa novarese rinuncia per sempre a favore del re Vittorio Emanuele I ogni ragione feudale sulla Riviera.

Orta e la Riviera commerciavano attivamente, soprattutto con Milano. Fiorente è ancora l’artigianato delle telerie stampate e del ferro battuto. Innumerevoli sono le ricerche per lo più storico-artistiche pubblicate dal secolo XVII ai nostri giorni sulla zona e sono da ricordare gli scritti del Manino, Bagliotti, Cotta, Bascapè, Patriofilo (Gerolamo Gemelli), Fara, Rusconi, Parona, De Agostini, Goldhart, Bazzetta, Nigra, Verdina, Pellegrino e Canestro Chiovenda.
Vecchie famiglie ortesi i cui discendenti abitano ancora i palazzi rimasti intatti per secoli amano e mantengono vivo l’aspetto del vecchio Borgo che, piccola oasi di pace, costituisce una delle massime attrattive italiane per studiosi e turisti.

 

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