“… quell’autoconfino rigeneratore, quel delizioso paradiso perduto…” – Corconio, Soldati e Bonfantini

Tra il 1934 e il 1936 Mario Soldati e Mario Bonfantini trascorsero mesi nell’incantato e solitario borgo di Corconio, sul lago d’Orta.

Ecco, Corconio.
E’ una frazione di Orta San Giulio, in collina, ancora oggi raccolta e isolata nella sua bellezza malinconica.

Questo breve post forse è anche un pretesto per far conoscere Corconio, a pochi minuti d’auto da Orta.
Merita una visita.
E più.

Seguono due brani, scritti dai due scrittori/registi, a narrarne sinteticamente la vicenda.

corconio

“Nell’autunno del 1934 (Mario Soldati), in urto con la direzione della Cines [la grande azienda cinematografica dell’epoca; Soldati già faceva lo sceneggiatore: poi a partire dal ’39 sarà regista per una durata di vent’anni giusti, con una produzione di una quarantina di film, da Piccolo mondo antico a Policarpo],  pel suo carattere indipendente e gravemente depresso per la fine di un lungo amore sbagliato, si ritirò in un rustico e bellissimo paesetto del Lago d’Orta, Corconio, dove rimase in operosa solitudine per due anni interi, scrivendo e pubblicando in giornali e riviste: un romanzo di fantascienza, La verità sul caso Motta (apparso poi in volume nel 1941), parecchie novelle che andranno a far parte del volume L’Amico gesuita, il libretto ironicamente didattico Ventiquattr’ore in uno studio cinematografico e gli scritti che raccolse subito nel libro America primo amore.”

Mario Bonfantini

“(…) Insieme al Baudelaire (1928) e Un salto nel buio (1959) ho riletto un altro dei suoi libri più belli: appunto Stendhal e il realismo (1958), Voir clair et loin, diceva Stendhal con un’espressione citata più volte da Bonfantini. E a me sembra oggi, dopo queste riletture, di vedere per la prima volta chiaro e lontano il momento più importante della nostra amicizia e forse anche della sua e della mia vita: un lungo momento magico, tra l’autunno del 1934 e la primavera del 1936, quando il destino ci appaiò, ci assecondò nella scelta di un volontario esilio sul lago d’Orta: quell’autoconfino rigeneratore, quel delizioso paradiso perduto e ritrovato che accogliendo lui e me, Mario il vecchio e Mario il giovane, ci salvò in extremis da strazianti, estenuanti, storte vicende sentimentali e restituì l’uno e l’altro al suo vero se stesso. Fa bisogno di dire che recuperammo allora, e conservammo poi per sempre, il senso della realtà, della bellezza, della vita”

Mario Soldati

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