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Nessuna lapide lo ricorda, ma tra i grandi personaggi che Orta ha ospitato si conta una delle figure cardine della filosofia contemporanea. È ancora meno noto che la breve permanenza ortese di Friedrich Nietzsche ebbe una forte rilevanza nella sua sofferta vicenda esistenziale, tanto da causare uno snodo nel divenire del suo pensiero. Nel maggio del 1882 la giovanissima Lou Salomé (una di quelle donne straordinarie per fascino e intelligenza che costellarono la "belle époque") soggiornò per qualche giorno ad Orta: l'accompagnavano la madre, Nietzsche e Paul Rée, un amico comune.

Lo scambio epistolare dei mesi precedenti tra il filosofo e Rée testimonia l'impazienza del primo di conoscere la giovane russa che, da parte sua, pure desiderava incontrarlo. Così una parte del ritorno a Nord dal Grand Tour italiano, fu compiuta "a quattro".

In quella occasione la comitiva, su proposta di Nietzsche, visitò Orta. Nelle memorie che la Salomé stese molti anni più tardi si legge che in quel periodo sul lago lei stessa e Nietzsche trascorsero soli alcune ore pomeridiane al Sacro Monte dal cui incanto furono a tal punto conquistati da perdere la nozione del tempo. Quando ridiscesero al borgo d'Orta si scontrarono con il disappunto della madre e di Rée, infastiditi dalla loro protratta assenza.


    Nietzsche era in preda ad una insolita euforia. Tra le cappelle barocche del Sacro Monte si era verificato un equivoco che avrebbe portato l'ipersensibile pensatore tedesco ad una delle crisi più drammatiche della sua vita. La stessa Lou, molto più tardi, non ricordava se in quella circostanza avesse o no baciato il filosofo: certo aveva vissuto con lui un momento di estatico rapimento in uno spirito di fraterna condivisione, ma niente di più. Non fu così per Nietzsche che trascorse diversi mesi nello stato di grazia di un adolescente innamorato, fino a che aprì gli occhi sulla sua illusione.
Le sue lettere dell'autunno e dell'inverno successivi grondano di disperazione, ma già in gennaio lo vediamo impegnato nella stesura di Così parlo Zarathustra, opera capitale che volta le spalle all'immanentismo delle precedenti per intraprendere la via di un ascetismo eroico e trascendente, anche se non religioso. Su quella inattesa svolta nel pensiero nietzschiano certamente agì la drammatica esperienza amorosa, trascesa e sublimata, ma anche, probabilmente, suoni odori e immagini di un pomeriggio trascorso nell'atmosfera di francescano misticismo del Sacro Monte d'Orta.

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