"(...) Orta è un paese fatto così: sia che ci nasca, sia che tu ci cresca, sia che tu vi giunga nell'età dei sogni o vi trascorra un'estate nell'età virile o vi soggiorni in autunno in quella più matura pel meritato riposo, ti è sempre fatale.
Inconsapevolmente ti avvinghia a sé, ti trasorma, ti plasma, ti fa suo.

la stazione di Orta-Misino

la stazione ferroviaria di Orta Legro

Quando a lei ritorni, ella ti attende al varco.

hotel s. caterina orta san giulio

villa crespi - orta

C'è a mezzo della solatia strada, invitante, che serpeggiando scende giù al borgo, là dove ha i termini Villa Cardini, affiorante a monte, sulla nuda roccia, una graziosa cappelletta romantica.
E' il "Gesù mio".

 



Viene chiamato in tal modo a cagion della pia invocazione: "Gesù mio misericordia" posta sull'arco superiore che incornicia la figura del Cristo crocifisso, i cui piedi non incrociati, sono bagnati dal pianto di una sola Maria aggrappata alla croce. Quella è la porta del paese: quando vi giungi tu senti che respiri un'altr'aria, che un altro sole ti riscalda, che un profumo diverso ti inebbria.


E' l'aria, il sole, il profumo di Orta, è unico e inconfondibile. Ti va al cuore, ed è inutile che tu ti curi: rasserenati, muori avvelenato.
Lentamente, piacevolmente, sadicamente, se vuoi, ma è pur sempre un morir di veleno (...)."

Gabriele Galli (1941)







testo da: Gabriele Galli "Il piccolo mondo del lago d'Orta", Alberti Editore, 1987